È durato pochi minuti l’interrogatorio di garanzia per Nouri Hedhili, il 53enne tunisino attualmente detenuto nel carcere di Bergamo con l’accusa di omicidio in relazione alla morte del 43enne egiziano Hassan Saber Qamer Ahmed Matried. L’uomo, comparso giovedì 8 gennaio davanti al gip Michele Martino Ravelli, ha scelto di non rispondere alle domande, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Poco prima dell’udienza è stato nominato un secondo legale, l’avvocato Gianluca Paris, che affiancherà il difensore di fiducia Simone Inno. Una scelta che ha preceduto l’interrogatorio, poi conclusosi rapidamente senza dichiarazioni da parte dell’indagato. Si attende ora la decisione del giudice per le indagini preliminari, che dovrà valutare le misure cautelari e l’impianto accusatorio.
L’indagine ha preso avvio lunedì mattina, quando il corpo della vittima è stato rinvenuto senza vita lungo la provinciale 25 a Taleggio, avvolto in alcune coperte. Gli accertamenti condotti dai carabinieri hanno portato a individuare un furgone ritenuto collegato alla scena, la cui targa ha indirizzato gli inquirenti verso Hedhili. Il mezzo è stato posto sotto sequestro.
Secondo le prime ricostruzioni, l’omicidio si sarebbe consumato all’interno di una casa nel centro storico di Verdellino, a pochi passi dalla piazza principale. L’abitazione, in parte ancora da ristrutturare, è stata oggetto di accurate perquisizioni, ma al momento non risultano altri sequestri oltre al veicolo. L’ambiente attorno alla scena del delitto si è mantenuto silenzioso nei giorni successivi, senza segni evidenti di attività.
Nella serata di martedì Hedhili era già stato ascoltato dagli inquirenti, ai quali avrebbe fornito una versione frammentaria dei fatti. Avrebbe parlato di una caduta accidentale della vittima, ma con elementi ritenuti contraddittori dagli investigatori. Inoltre, sul corpo di Matried sarebbero state riscontrate lesioni gravi alla testa, incompatibili con una semplice caduta.
Elemento decisivo per l’indagine sarà l’autopsia, prevista presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII, che dovrà determinare le cause esatte del decesso e chiarire se i traumi rilevati siano compatibili con la versione dell’indagato o riconducibili a un’aggressione.
L’inchiesta, ancora nelle sue fasi iniziali, dovrà ricostruire con precisione la dinamica dell’episodio, individuare eventuali testimoni e chiarire il contesto in cui sarebbe maturato il delitto. Al momento non sono emersi altri indagati, ma le indagini proseguono con la massima riservatezza.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.