Bergamo e provincia in inverno demografico: crollano le nascite, sotto quota 7.000

Secondo le proiezioni Istat, il 2025 ha segnato un nuovo record negativo: preoccupano i dati, mentre la politica resta immobile

 Il vento gelido dell’inverno demografico soffia forte anche su Bergamo e provincia. I dati provvisori diffusi dall’Istat delineano un quadro allarmante: nel corso del 2025, le nascite nella Bergamasca sono scese sotto quota 7.000, segnando un nuovo minimo storico. Un trend che si riflette anche a livello nazionale, dove la crisi demografica si è ulteriormente aggravata, alimentando preoccupazioni sul futuro economico e sociale del Paese.

Secondo le stime aggiornate, i neonati registrati nel 2025 in provincia di Bergamo sono stati 6.935, in calo rispetto ai 7.367 del 2024. Guardando al dato certo riferito al periodo gennaio-settembre, i nuovi iscritti all’anagrafe risultano 5.321, ben 132 in meno rispetto allo stesso arco temporale dell’anno precedente. Una tendenza costante e inesorabile che lascia intravedere un bilancio complessivo ancor più negativo, difficilmente mitigabile con i dati degli ultimi mesi dell’anno.

A Bergamo città il quadro non è meno preoccupante. Mantenendo il rapporto storico di circa uno a dieci tra nati in città e in provincia, è plausibile che anche nel capoluogo si sia scesi sotto i 700 nati, dopo i 747 registrati nel 2024, già in calo rispetto agli 801 del 2023. Si tratterebbe di un’ulteriore contrazione che conferma una caduta libera ormai difficilmente arginabile senza interventi strutturali.

Il saldo naturale è ampiamente negativo, con la mortalità che supera di gran lunga la natalità, e nemmeno l’apporto migratorio riesce più a colmare il divario. Il risultato è una popolazione in calo costante, che significa perdita di capitale umano, competenze, forza lavoro e prospettive di sviluppo. In un contesto di crescente complessità globale, questo impoverimento demografico rappresenta un rischio concreto per la tenuta sociale ed economica dei territori.

Ad aggravare il quadro, si aggiungono altri dati drammatici: in Italia nel 2025 si sono registrati mille morti sul lavoro, di cui ventidue nella sola provincia di Bergamo. Un numero che contribuisce ulteriormente al bilancio negativo e che evidenzia quanto sia urgente investire in sicurezza, lavoro e politiche demografiche integrate.

Tuttavia, dalle istituzioni – sia a livello nazionale che locale – continuano a mancare risposte adeguate. Nonostante gli allarmi ripetuti, non si intravedono misure incisive per sostenere la natalità e incentivare la formazione di nuove famiglie. Si parla da anni di asili nido gratuiti, agevolazioni per l’acquisto della prima casa, sostegni economici ai genitori, ma le iniziative concrete restano poche e frammentarie.

L’inverno demografico, dunque, non è solo una questione statistica ma un fenomeno che incide sul tessuto vitale della società. In provincia di Bergamo, come in molte altre aree del Paese, serve un piano strutturale, multisettoriale, duraturo nel tempo, capace di coinvolgere Stato, Regioni e Comuni in un’azione coordinata.

Redazione

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