Si avvia verso la sentenza il processo per l’omicidio di Luciano Muttoni, il 57enne ucciso nella sua abitazione a Valbrembo il 7 marzo 2025. La Procura ha chiesto l’ergastolo per entrambi gli imputati, Carmine De Simone Dicecca, 25 anni, e Mario Vetere, 24, ritenuti responsabili di un’aggressione definita «molto cruenta».
Per De Simone è stata richiesta anche una pena accessoria di 9 mesi di isolamento diurno, mentre per Vetere la richiesta è leggermente inferiore. Entrambi sono accusati di omicidio volontario aggravato dal nesso con la rapina e dalla minorata difesa della vittima, che presentava condizioni di salute fragili.
Secondo l’accusa, il delitto sarebbe maturato nel contesto di una rapina degenerata. I due imputati avrebbero fatto irruzione nell’appartamento con l’obiettivo di sottrarre denaro, ma la situazione sarebbe rapidamente sfuggita di mano, sfociando in un pestaggio violento che ha causato la morte dell’uomo.
Un elemento centrale per la Procura riguarda i soccorsi mancati. Muttoni rimase agonizzante per ore e, secondo l’accusa, una semplice chiamata al 118 avrebbe potuto salvargli la vita. La morte è sopraggiunta per un edema cerebrale provocato dai traumi subiti.
In aula, entrambi gli imputati hanno espresso parole di scuse, pur offrendo versioni differenti dei fatti. Vetere ha confermato il contesto della rapina: «Quando si parla di “lavoro”, tra noi significa rapina», ha dichiarato, raccontando di aver partecipato per necessità economiche. Ha ammesso di aver colpito la vittima, ma ha sostenuto di non voler provocare conseguenze così gravi.
Diversa la posizione di De Simone, che ha negato il movente economico. Secondo la sua versione, l’aggressione sarebbe stata una vendetta personale legata a un episodio che coinvolgerebbe una sua ex fidanzata, versione che però non trova riscontri nelle indagini. «Non volevo ucciderlo», ha dichiarato, parlando di una reazione impulsiva aggravata anche dall’uso di sostanze stupefacenti.
Le indagini dei carabinieri e gli elementi raccolti – tra cui testimonianze, precedenti penali e dinamiche dell’azione – continuano però a sostenere la tesi della rapina finita in tragedia. Dopo l’aggressione, i due si sarebbero allontanati con un bottino minimo e senza prestare soccorso.
Il processo proseguirà con gli interventi delle difese, previsti per il 7 aprile. La sentenza è attesa per il 20 aprile, quando la Corte d’assise si pronuncerà su uno dei casi più gravi che hanno colpito il territorio bergamasco negli ultimi anni.
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