La carenza di medici di base in provincia di Bergamo continua a crescere, evidenziando criticità sempre più diffuse nella sanità territoriale. Secondo gli ultimi dati regionali, sono 511 i posti vacanti, un numero che segna un aumento significativo rispetto all’anno precedente.
Il confronto con il 2025 rende evidente la portata del fenomeno. In dodici mesi le posizioni scoperte sono passate da 427 a 511, con un incremento del 20%, una crescita ben superiore a quella registrata a livello lombardo, ferma al +5%.
Il dato emerge dall’analisi del Bollettino ufficiale dei concorsi pubblicato dalla Regione Lombardia. A livello regionale, i posti vacanti per i medici del ruolo unico di assistenza primaria sono complessivamente 4.416, includendo sia i medici di base sia quelli della continuità assistenziale.
Diversi fattori contribuiscono a questo scenario. Pesano i pensionamenti, le rinunce e le modifiche normative, come il nuovo rapporto medico-pazienti passato da uno ogni 1.500 assistiti a uno ogni 1.200, che ha aumentato il fabbisogno complessivo.
La distribuzione territoriale delle carenze evidenzia un problema diffuso. Nell’Asst Bergamo Ovest si contano 231 posti vacanti, 181 nell’Asst Bergamo Est e 99 nell’area del Papa Giovanni, delineando una situazione critica su tutto il territorio provinciale.
Un tempo limitato alle aree montane, il fenomeno si sta ampliando. La carenza di medici inizia a coinvolgere anche la cintura urbana e la stessa città di Bergamo, segnale di un sistema sotto pressione.
Alcune soluzioni tampone hanno mitigato l’impatto. Nomine provvisorie e ambulatori temporanei hanno contribuito a coprire parzialmente i vuoti, ma non rappresentano una risposta strutturale al problema.
Le difficoltà nel reclutamento restano centrali. La scarsa partecipazione ai concorsi e la poca attrattività della medicina generale rendono complesso coprire i posti disponibili, aggravando il rischio di desertificazione sanitaria, soprattutto nelle aree periferiche.
Secondo gli esperti, servono interventi mirati. È necessario rendere più attrattive alcune specializzazioni e pianificare meglio la distribuzione degli incarichi, per evitare squilibri tra territori e garantire un servizio adeguato alla popolazione.
Il quadro bergamasco si inserisce in una tendenza più ampia. Anche altre aree lombarde registrano numeri elevati di posti vacanti, ma l’incremento locale risulta particolarmente marcato.
Le prossime settimane saranno decisive. I medici interessati potranno candidarsi tramite la piattaforma regionale, con convocazioni previste a fine maggio, ma resta da capire se l’offerta sarà sufficiente a colmare le lacune.
Il dato complessivo lancia un segnale chiaro. La medicina territoriale necessita di interventi strutturali per garantire continuità e qualità dell’assistenza, in un contesto in cui la domanda di cure è in costante aumento.
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