Nel processo per l’omicidio di Luciano Muttoni, ucciso a Valbrembo il 7 marzo 2025, le difese dei due imputati hanno chiesto pene diverse dall’ergastolo, invocato dalla pubblica accusa. Gli avvocati di Carmine De Simone Dicecca e Mario Vetere hanno riconosciuto la gravità dei fatti, ma contestato le condizioni per la pena massima.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i due giovani avrebbero aggredito il 58enne nella sua abitazione, per poi fuggire con un bottino limitato: circa 50 euro, alcune carte di credito e l’auto della vittima. Un episodio violento che ha portato alla morte dell’uomo dopo un pestaggio, al centro del procedimento giudiziario in corso.
La difesa di De Simone Dicecca ha sottolineato come una punizione sia inevitabile, ma ha posto l’accento sulla possibilità di un futuro per l’imputato. L’avvocato ha descritto un percorso segnato da abbandoni familiari e difficoltà personali, richiamando anche precedenti valutazioni neuropsichiatriche che evidenzierebbero disturbi comportamentali e impulsività.
Uno dei punti centrali dell’arringa riguarda l’aggravante del cosiddetto nesso teleologico, cioè il legame tra omicidio e rapina. Secondo la difesa, il pestaggio non sarebbe stato finalizzato al furto, ma legato a un gesto di ripicca personale, escludendo quindi l’elemento che potrebbe portare alla condanna all’ergastolo.
Diversa la linea difensiva per Mario Vetere. Il suo legale ha chiesto l’assoluzione per il reato di omicidio, sostenendo che il 24enne fosse coinvolto esclusivamente nella rapina e non fosse a conoscenza delle intenzioni violente del coimputato.
L’avvocato ha evidenziato come Vetere non conoscesse De Simone Dicecca e non potesse prevedere l’escalation di violenza. Secondo la difesa, i colpi inferti dal giovane non sarebbero stati determinanti ai fini della morte della vittima, ridimensionando il suo ruolo nell’episodio.
Nel corso dell’udienza è stato citato anche un terzo soggetto già condannato con rito abbreviato per la rapina. Un elemento utilizzato per rafforzare la tesi difensiva sulla diversa consapevolezza e responsabilità degli imputati.
Il processo si avvia ora alla fase conclusiva. La sentenza è attesa per il 20 aprile, quando il tribunale dovrà stabilire le responsabilità e l’eventuale entità delle pene.
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