Infortuni mortali in Bergamasca: una realtà tragica e costante
Nel periodo tra il 2021 e il 2025, la provincia di Bergamo ha registrato ben 101 decessi sul lavoro, con una media di circa 20 ogni anno. Il 2025, purtroppo, ha visto un nuovo rialzo, con 22 vittime, un dato simile a quello di 2023 e 2021. Tuttavia, il 2020 ha fatto storia a sé, con un picco di 69 infortuni mortali, gran parte dei quali dovuti al Covid-19, contratto sul posto di lavoro.
Gli infortuni casa-lavoro: un fenomeno che cresce
Un aspetto spesso sottovalutato, ma altrettanto tragico, riguarda gli incidenti che si verificano durante il tragitto casa-lavoro. Questi infortuni in itinere rappresentano circa il 70% degli incidenti mortali. Incidenti stradali, avvenuti all’inizio o alla fine del turno di lavoro, sono infatti responsabili della maggior parte dei decessi in Bergamasca. Il numero di vittime su strada è significativo: nel 2021 sono stati 6, nel 2022 5, nel 2023 7, nel 2024 6 e nel 2025 7. Questo fenomeno vanifica, in parte, gli sforzi per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro.
La sfida delle infrastrutture e della mobilità
La difficoltà di migliorare la sicurezza stradale è amplificata dalle carenze del trasporto pubblico locale. Francesco Corna, segretario generale della Cisl Bergamo, sottolinea che la mancanza di un sistema di trasporti efficienti spinge molti lavoratori a utilizzare il trasporto privato, aumentando il rischio di incidenti. Anche se le normative europee e nazionali hanno portato a miglioramenti, la vera sfida rimane nella difficoltà di controllare efficacemente le condizioni di lavoro e di garantire la sicurezza durante i tragitti.
Il ruolo della formazione e dei controlli
A tal proposito, il segretario generale della Cgil Bergamo, Marco Toscano, fa notare che nonostante un lieve calo degli infortuni nel 2024, la sicurezza sul lavoro resta un’emergenza. La formazione e i controlli sono le chiavi per ridurre il numero degli incidenti. Ma c’è un altro fattore da considerare: la condizione di fragilità contrattuale di molti lavoratori. Chi si trova in situazioni di precarietà o sfruttamento ha maggiori difficoltà a denunciare le condizioni di insicurezza.
Infortuni sul lavoro: i settori più colpiti
I settori più esposti agli incidenti mortali sono l’edilizia, la manifattura e la logistica. Tuttavia, non sono solo le condizioni lavorative a determinare la sicurezza. La precarietà del contratto di lavoro influisce direttamente sulla percezione della sicurezza, con lavoratori vulnerabili che, spesso, hanno paura di denunciare le situazioni pericolose.
L’anno 2026: segnali di cambiamento
Nel primo scorcio del 2026, i dati sugli infortuni appaiono contrastanti. Se la mole complessiva di infortuni è aumentata (+4,8%), il numero di incidenti fatali è diminuito, passando da 6 a 2 nel periodo gennaio-febbraio. Nonostante questo miglioramento, si tratta ancora di numeri troppo bassi per poter considerare il problema della sicurezza sul lavoro superato.
La proposta della Uil: una procura speciale per gli infortuni sul lavoro
Pasquale Papaianni, coordinatore della Uil di Bergamo, propone una misura innovativa: la creazione di una procura speciale per gli infortuni sul lavoro. L’obiettivo non sarebbe quello di aumentare le pene, ma di garantire maggiore dignità e giustizia a chi paga il prezzo dell’insicurezza. La sicurezza sul lavoro dovrebbe essere insegnata fin dalle scuole, dove si forma la futura classe dirigente, per costruire una cultura della protezione e della prevenzione.
Il lavoro e i suoi diritti: una battaglia continua
Ogni giorno, purtroppo, ci sono lavoratori che escono di casa per andare al lavoro e non fanno più ritorno. La sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità per tutti, non solo per le istituzioni, ma anche per le imprese e i lavoratori stessi. Solo con maggiore formazione, controlli, e un miglioramento delle infrastrutture di trasporto, potremo sperare di ridurre i numeri tragici degli infortuni mortali sul lavoro.
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