Proseguono senza sosta le indagini sulla profanazione del feretro di Pamela Genini, la giovane di 29 anni uccisa a Milano lo scorso ottobre. Dopo l’appello pubblico lanciato dai carabinieri di Bergamo, sono già arrivate le prime segnalazioni da parte dei cittadini, sotto forma di email contenenti materiale ritenuto potenzialmente utile.
L’invito alla collaborazione è stato diffuso il 1° maggio, con l’obiettivo di raccogliere immagini e filmati relativi al loculo della giovane nel cimitero di Strozza. La finestra temporale indicata dagli investigatori va dal 24 ottobre, giorno della tumulazione, al 23 marzo, data in cui è stata scoperta la manomissione della tomba e la sottrazione di una parte del corpo.
Per facilitare la raccolta delle informazioni, è stata attivata una casella di posta elettronica dedicata. Le autorità hanno richiesto che ogni contributo sia accompagnato da dettagli precisi, come la data di realizzazione e i riferimenti del mittente, garantendo al contempo la massima riservatezza per chi decide di collaborare.
Parallelamente, proseguono le attività investigative tradizionali. Presso il comando provinciale dei carabinieri continuano le audizioni di persone informate sui fatti. Gli inquirenti stanno raccogliendo le cosiddette sommarie informazioni testimoniali, con l’obiettivo di ricostruire eventuali legami o motivazioni dietro il gesto, che resta al momento senza responsabili identificati.
L’episodio ha suscitato particolare sconcerto per le modalità con cui è stato compiuto. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’apertura del feretro sarebbe stata eseguita con precisione e pianificazione, intervenendo sulla parte interna in zinco e richiudendo successivamente la bara in legno.
Gli esiti dell’autopsia hanno inoltre fornito indicazioni sulla tempistica. La profanazione risalirebbe ai primi giorni di novembre, quindi a breve distanza dal funerale della giovane, rendendo ancora più complessa la ricostruzione dei fatti.
Tra gli elementi al vaglio degli investigatori vi sono anche alcune dichiarazioni rese da persone vicine alla vittima. In particolare, è stato ascoltato l’ex fidanzato della 29enne, che ha presentato un proprio memoriale e segnalato di aver ricevuto minacce, ribadendo la propria estraneità ai fatti.
Un ulteriore aspetto riguarda le immagini di videosorveglianza che mostrerebbero una persona nei pressi del cimitero durante la notte a metà marzo. Tuttavia, tale presenza non sarebbe direttamente collegata al momento della profanazione, che risulterebbe avvenuta diversi mesi prima.
L’indagine, aperta per vilipendio di cadavere e furto contro ignoti, resta dunque in pieno svolgimento. Gli investigatori continuano a seguire ogni pista, anche grazie al contributo dei cittadini, nella speranza di individuare i responsabili di un gesto che ha profondamente colpito la comunità.
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