Proseguono gli approfondimenti investigativi sul caso della profanazione della tomba di Pamela Genini nel cimitero di Strozza. Al centro delle verifiche resta Francesco Dolci, il 41enne di Sant’Omobono Terme attualmente indagato per vilipendio di cadavere e furto nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi.
Uno degli elementi su cui si stanno concentrando gli investigatori riguarda i movimenti di Dolci nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla scoperta della profanazione. Le telecamere del cimitero lo avrebbero infatti ripreso più volte davanti al loculo di Pamela tra il 16 e il 23 marzo.
Secondo quanto emerso dalle immagini analizzate dagli inquirenti, il quarantunenne sarebbe comparso al cimitero in almeno sei occasioni. Le visite documentate risalgono al 16 marzo, alla notte del 18 marzo, al 20, 21, 22 e infine al 23 marzo, giorno in cui venne scoperta la manomissione della bara.
Le registrazioni mostrerebbero Dolci fermarsi più volte davanti al loculo osservando con attenzione alcuni punti specifici della struttura, dettagli che gli investigatori ritengono compatibili con i segni successivamente individuati sulla tomba. In particolare, l’attenzione si sarebbe concentrata su una zona superiore del loculo, su una lieve apertura nella parte inferiore e su alcune tracce di mastice presenti nell’angolo in basso a destra.
Come sottolinea Bergamonews, l’episodio considerato più significativo dagli investigatori sarebbe quello del 23 marzo. In quel caso la permanenza di Dolci davanti al loculo sarebbe stata molto più breve rispetto alle visite precedenti. Le immagini lo mostrerebbero mentre tocca la struttura e controlla le viti della lastra in plastica, che però a quel punto non sarebbero più state presenti.
Secondo gli inquirenti, il comportamento ripreso dalle telecamere potrebbe suggerire che il quarantunenne si fosse accorto di un cambiamento avvenuto sulla tomba poche ore dopo la scoperta della profanazione da parte degli addetti delle pompe funebri.
Un altro elemento ritenuto rilevante riguarda il fatto che, dopo il 23 marzo, le telecamere del cimitero non avrebbero più ripreso Dolci nella zona almeno fino al 26 marzo, giorno in cui la notizia della profanazione venne diffusa pubblicamente attraverso i media.
Nel frattempo, il quarantunenne continua a respingere ogni accusa. Dolci sostiene di essere vittima di minacce e di trovarsi in pericolo, spiegando anche un messaggio inviato al proprio avvocato nella notte del 18 marzo mentre si trovava all’esterno del cimitero.
Nel testo, l’indagato scriveva “Dai un ultimo bacio alla tomba di Pamela”, frase che secondo la sua versione sarebbe stata legata alla paura per la propria incolumità e non ad altri motivi collegati all’inchiesta.
Gli investigatori stanno però cercando riscontri concreti per verificare l’eventuale coinvolgimento di Dolci nella profanazione avvenuta tra il 27 ottobre e il primo novembre, periodo considerato compatibile con la manomissione della salma di Pamela Genini.
Nel corso delle perquisizioni effettuate nell’abitazione del quarantunenne sono stati sequestrati diversi oggetti, tra cui un grosso coltello, un flessibile e materiale adesivo simile al mastice. Gli accertamenti tecnici dovranno stabilire se tali strumenti possano essere compatibili con quelli utilizzati per aprire il loculo e la bara.
I carabinieri hanno inoltre acquisito telefoni cellulari e dispositivi informatici nella speranza di trovare ulteriori elementi utili all’indagine. Parallelamente vengono esaminati anche i rapporti tra Dolci e la famiglia di Pamela, con particolare attenzione alle tensioni nate nei mesi successivi all’omicidio della donna.
La Procura prosegue quindi il lavoro di raccolta delle prove per chiarire ogni aspetto della vicenda. Al momento gli elementi raccolti vengono considerati indiziari e saranno necessari ulteriori riscontri investigativi per accertare eventuali responsabilità.
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