Non ce l’ha fatta uno dei due operai rimasti intossicati durante un incidente sul lavoro avvenuto alla Carrara Group di Brusaporto, azienda specializzata nello smaltimento rifiuti. Il lavoratore, un uomo di 32 anni, è morto dopo giorni di ricovero nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
L’uomo era stato soccorso in condizioni gravissime nella serata del 28 aprile, quando insieme a un collega stava effettuando operazioni di pulizia all’interno di un camion cisterna nello stabilimento di via Artigiani.
Secondo la ricostruzione dei fatti, i due operai sarebbero stati improvvisamente sopraffatti dalle esalazioni di acido solfidrico mentre si trovavano all’interno della cisterna. Entrambi avrebbero perso conoscenza a causa dei gas tossici sprigionati nell’ambiente confinato.
Il 32enne era stato recuperato dai vigili del fuoco già in arresto respiratorio, apparendo fin da subito in condizioni disperate. Dopo le prime manovre di soccorso, era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove i medici avevano tentato di salvargli la vita nei giorni successivi all’incidente.
Il secondo operaio coinvolto era stato invece trasferito all’ospedale Bolognini di Seriate. Le sue condizioni erano state giudicate gravi ma non critiche.
La morte del lavoratore ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e in particolare sui rischi legati agli ambienti confinati come cisterne, silos e spazi chiusi industriali.
Durissima la presa di posizione della Cgil di Bergamo, che attraverso il responsabile della sicurezza sul lavoro Angelo Chiari ha chiesto chiarezza sull’accaduto e sul rispetto delle procedure previste.
Il sindacato chiede di accertare se fossero state effettuate tutte le verifiche necessarie prima dell’ingresso nella cisterna, compresi i controlli sulla salubrità dell’ambiente, la presenza dei dispositivi di protezione individuale e la corretta formazione dei lavoratori.
Secondo la Cgil, uno degli aspetti fondamentali riguarda anche la preparazione alle emergenze. I lavoratori, sottolinea il sindacato, devono essere messi nelle condizioni di affrontare situazioni critiche senza esporsi ulteriormente a rischi mortali.
La tragedia di Brusaporto riporta al centro dell’attenzione il tema degli incidenti negli spazi confinati, episodi che continuano a verificarsi con frequenza nonostante le normative sulla sicurezza. La Cgil ha ricordato anche la tragedia avvenuta a Casteldaccia, in Sicilia, dove nel 2024 persero la vita cinque operai in circostanze simili.
Nel frattempo proseguono gli accertamenti da parte dell’Ats e della magistratura. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità.
L’obiettivo dell’inchiesta sarà chiarire se tutte le misure di sicurezza previste siano state rispettate prima delle operazioni di pulizia all’interno della cisterna, ambiente considerato ad alto rischio proprio per la possibile presenza di sostanze tossiche.
La morte del 32enne ha profondamente colpito la comunità e il mondo del lavoro bergamasco, riportando ancora una volta al centro il tema della prevenzione e della tutela della sicurezza nei luoghi produttivi.
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