Proseguono le indagini sul caso della profanazione della tomba di Pamela Genini, la giovane uccisa a Milano il 24 ottobre scorso dall’ex compagno Gianluca Soncin. Nelle ultime ore gli investigatori hanno disposto nuovi approfondimenti scientifici su un coltello sequestrato nella proprietà di Francesco Dolci, attualmente unico indagato nell’inchiesta aperta dalla Procura.
L’oggetto è stato inviato al Ris di Parma, dove gli specialisti effettueranno accertamenti mirati per verificare la possibile presenza di tracce biologiche compatibili con il caso. Si tratta di un’arma dalla forma particolare, descritta come un grosso coltello con lama liscia e leggermente ricurva, lungo circa 27,5 centimetri.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il coltello si trovava all’interno della cassettiera di un vecchio mobile collocato sotto una tettoia che protegge il deposito attrezzi nella villa di Francesco Dolci, a Sant’Omobono Terme.
Gli investigatori vogliono capire se l’oggetto possa essere stato utilizzato durante la profanazione del corpo di Pamela Genini, episodio scoperto il 23 marzo scorso nel cimitero di Strozza, dove la salma della giovane era custodita.
Nel corso della trasmissione televisiva “Dentro la notizia”, Dolci ha negato di aver mai visto quel coltello. L’uomo ha sostenuto che un oggetto con una forma così insolita non sarebbe passato inosservato nella sua abitazione. Secondo la sua versione, non si tratterebbe nemmeno di un semplice coltello, ma di una sorta di arma antica riconducibile alla falange macedone.
Il 41enne ha inoltre ribadito pubblicamente la propria estraneità ai fatti, tornando a parlare di un presunto complotto ai suoi danni. Dolci sostiene che qualcuno voglia incastrarlo perché considerato un testimone scomodo nella vicenda legata alla morte di Pamela Genini.
Durante la perquisizione effettuata dai carabinieri nella proprietà dell’uomo, sono stati sequestrati anche altri materiali ritenuti potenzialmente compatibili con la profanazione della tomba. Tra gli oggetti recuperati figurano una bomboletta di schiuma espansa, uno scontrino relativo all’acquisto di silicone multiuso e un tubo di plastica vuoto.
Tutti gli elementi sequestrati saranno ora sottoposti a ulteriori verifiche per accertare un eventuale collegamento con la manomissione del loculo. Gli investigatori stanno inoltre analizzando il contenuto di computer, tablet e telefoni cellulari grazie a copie forensi eseguite nei giorni scorsi.
Resta però ancora irreperibile un telefono cellulare bianco che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Dolci, conterrebbe chat e conversazioni con Pamela Genini e alcune sue amiche. Un dettaglio che potrebbe assumere rilievo nel corso dell’inchiesta.
Nei giorni scorsi Francesco Dolci è stato ascoltato a lungo dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo. L’uomo, che in passato aveva avuto una relazione con la 29enne, ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella profanazione della tomba.
Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione anche sulle visite effettuate da Dolci al cimitero di Strozza nei mesi precedenti alla scoperta della manomissione. Alcune domande durante l’interrogatorio avrebbero riguardato proprio gli accessi ripresi dalle telecamere di sorveglianza installate nella zona.
Secondo le ipotesi investigative, la profanazione sarebbe avvenuta tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, anche se la scoperta ufficiale è arrivata soltanto il 23 marzo, quando il corpo di Pamela avrebbe dovuto essere trasferito nella cappella di famiglia.
Gli inquirenti hanno inoltre lanciato un appello pubblico per raccogliere eventuali fotografie o immagini del loculo nei mesi precedenti, nel tentativo di ricostruire con maggiore precisione il momento in cui la tomba sarebbe stata manomessa.
L’inchiesta prosegue dunque su più fronti, mentre gli accertamenti scientifici del Ris potrebbero fornire elementi decisivi per chiarire uno dei casi più delicati e inquietanti degli ultimi mesi.
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