Ore di fila e marciapiedi ridotti a discariche
A Bergamo, decine di persone venerdì sera apparivano accampate con sedie, ombrelli e coperte lungo la facciata della Chiesa della Madonna dello Spasimo, detta di Santa Lucia, e sull’altro lato, davanti alla boutique dove il sabato mattina avrebbero acquistato un orologio a edizione limitata. Sembravano sfollati per un incendio condominiale o qualche altra calamità temporanea, ma in cronaca non risultavano di fatto notizie in tal senso.
Il giorno dopo, la riprovazione per un modus operandi da consumatori piuttosto discutibile è arrivata tramite i social network da parte del gallerista d’arte ed ex arbitro Mario Mazzoleni, che nel suo post su Facebook commenta:
“Ore di fila per comprare l’ennesimo orologio in plastica ‘limited edition’ da 200 euro… e intanto il marciapiede ridotto come dopo un concerto: bottiglie vuote, bicchieri, immondizia ovunque”.
Il paradosso dei giovani ecologisti
Mazzoleni prosegue con un’analisi critica del comportamento dei ragazzi:
“Poi però gli stessi ragazzi salgono in cattedra sui social per spiegare come salvare il pianeta, come cambiare il mondo e contro cosa bisogna protestare questa settimana. La verità è semplice: chi non riesce nemmeno a buttare una bottiglia in un cestino non cambierà mai il mondo”.
L’osservazione mette in luce il paradosso tra le buone intenzioni proclamate online e i comportamenti concreti nella vita quotidiana.
Riflessioni sul tempo e le priorità
Infine, Mazzoleni si interroga sulle scelte del sabato pomeriggio:
“E viene da chiedersi: ma il sabato pomeriggio nessuno lavora? Nessuno studia? Davvero il massimo obiettivo è passare ore in fila per un orologio di plastica da collezione? Più che ribellione, sembra vuoto confezionato bene. Asini pulite”.
Un commento severo che invita a riflettere sulle priorità della società contemporanea, tra consumismo e attivismo virtuale.

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