L’estate è appena iniziata, ma il bilancio delle tragedie avvenute nei corsi d’acqua e nei laghi legati al territorio bergamasco è già drammatico. Da maggio a oggi sono sei le persone che hanno perso la vita, vittime di annegamenti o incidenti avvenuti durante momenti di svago trascorsi vicino all’acqua.
Una sequenza di episodi che riaccende il tema della sicurezza e spinge amministratori e soccorritori a ribadire l’importanza del rispetto dei divieti di balneazione e della massima prudenza.
L’ultima tragedia nel fiume Oglio
L’episodio più recente è avvenuto a Torre Pallavicina, dove ha perso la vita Vedi Christi, 27 anni, cittadino rumeno residente nel Bresciano.
Il giovane si era tuffato nelle acque del fiume Oglio nel tentativo di aiutare il fratello maggiore che si trovava in difficoltà. Il fratello è riuscito a salvarsi, mentre per il 27enne non c’è stato nulla da fare.
Adda, due vittime in pochi giorni
Come sottolinea L’Eco di Bergamo, il fiume Adda è stato teatro di altri due tragici episodi.
L’8 giugno è morto Marco Boscolo, 66 anni, residente a Pioltello. L’uomo si trovava nella zona delle cosiddette “vasche” a Cassano d’Adda quando è scivolato, rimanendo incastrato tra alcuni massi e venendo trascinato dalla corrente.
Pochi giorni prima, il 31 maggio, aveva perso la vita anche Rafael Fernando Arregui Quadro, 57 anni, di origine peruviana e residente a Vaprio d’Adda. Entrato in acqua nel tratto dell’Adda tra Vaprio e Fara, nei pressi della diga Sant’Anna di Canonica, si era trovato immediatamente in difficoltà ed era stato recuperato soltanto dopo circa venti minuti.
Il dramma del giovane Ibrahima nel torrente Bragazzo
Profonda commozione ha suscitato anche la morte di Ibrahima Ndaw, 15 anni, residente a Pedrengo.
Il ragazzo si era tuffato il 27 maggio in una pozza del torrente Bragazzo a Luzzana, dove stava trascorrendo una giornata con alcuni compagni per festeggiare la fine dell’anno scolastico.
Dopo essere scomparso sott’acqua, era stato recuperato da un residente e trasferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove è morto alcuni giorni più tardi, il 1° giugno.
Il sedicenne morto nel lago di Garda
Tra le vittime di questa drammatica primavera c’è anche Badr Ouajil, sedicenne di Cividate al Piano.
Il giovane si era tuffato nel lago di Garda nel pomeriggio del 2 maggio senza più riemergere. Il suo corpo era stato recuperato dopo circa quaranta minuti dalla Guardia Costiera, mentre il decesso è stato dichiarato il giorno successivo.
Un altro giovane morto a Pisogne
Il 31 maggio ha perso la vita anche Chamek Firas, giovane tunisino ospite di una comunità per richiedenti asilo in Val Camonica.
Il ragazzo si trovava con alcuni amici a Pisogne e, pur non sapendo nuotare, si era tuffato dal pontile. I tentativi di soccorso dei presenti non sono bastati. I sommozzatori hanno recuperato il suo corpo dal fondale dopo circa 45 minuti di ricerche.
I sindaci: «Il fiume non è una piscina»
Gli ultimi episodi hanno spinto numerosi sindaci del territorio a rinnovare i divieti di balneazione nei corsi d’acqua più frequentati.
Le acque di fiumi e torrenti possono nascondere correnti forti, dislivelli improvvisi, fondali irregolari e temperature molto basse, elementi che possono mettere in difficoltà anche persone esperte.
Per questo motivo, le amministrazioni locali continuano a ribadire un messaggio chiaro: rispettare i divieti e non sottovalutare mai i pericoli dell’acqua può salvare la vita.
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