Tra gli oggetti sottoposti ad analisi figurano tamponi eseguiti sulla bara, un capello rinvenuto nella botola del loculo, un lenzuolo sequestrato sull’auto e un coltello con relativo fodero, elementi sui quali gli specialisti stanno cercando eventuali tracce biologiche e dattiloscopiche.
Garofano consulente della difesa
L’unico indagato, Francesco Dolci, imprenditore edile di 41 anni residente a Sant’Omobono Terme, partecipa agli accertamenti attraverso i propri legali, Eleonora Prandi e Isabella Colombo.
Come riporta il Corriere Bergamo, la difesa ha inoltre nominato come consulente tecnico Luciano Garofano, generale in congedo ed ex comandante del Ris dei Carabinieri, noto per la sua lunga esperienza nelle investigazioni scientifiche.
Le analisi sono ancora in corso e, allo stato attuale, non sarebbero emersi elementi biologici di particolare rilievo. Gli esiti definitivi saranno disponibili solo al termine di tutti gli accertamenti.
Gli investigatori: quadro indiziario consistente
Nonostante i primi risultati, gli inquirenti ritengono di disporre di un quadro indiziario ritenuto significativo, costruito attraverso molteplici attività investigative.
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi, vengono condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bergamo insieme ai militari della Compagnia di Zogno.
Parallelamente agli esami scientifici prosegue anche l’analisi del materiale informatico sequestrato.
Sotto esame telefoni e dati digitali
Gli investigatori stanno esaminando il contenuto dei telefoni cellulari sequestrati a Dolci, dopo averne effettuato la copia forense.
L’attività riguarda chat, fotografie, ricerche effettuate online e dati di localizzazione, elementi che potrebbero contribuire alla ricostruzione dei fatti. Per completare l’analisi saranno necessarie ancora alcune settimane.
Secondo quanto emerso durante gli accertamenti, uno dei dispositivi avrebbe avuto la funzione di geolocalizzazione delle fotografie disattivata, circostanza che rientra tra gli aspetti oggetto di approfondimento investigativo.
Il profilo criminologico
Nelle prime fasi dell’inchiesta, quando il procedimento era ancora a carico di ignoti, il Reparto Analisi Criminologiche del Racis aveva elaborato un profilo comportamentale dell’autore della profanazione per supportare le indagini.
Secondo l’analisi, la decapitazione della vittima rappresenterebbe un gesto dal forte valore simbolico, riconducibile a diverse possibili motivazioni. Gli specialisti hanno preso in considerazione due scenari: un autore privo di legami con la vittima, che avrebbe agito per finalità feticistiche, oppure una persona che conosceva Pamela Genini, per la quale il gesto avrebbe potuto rappresentare una forma di controllo o possesso.
Si tratta di valutazioni criminologiche di supporto investigativo, che non costituiscono prove processuali ma strumenti utili per orientare l’attività degli investigatori.
L’inchiesta prosegue nel rispetto della presunzione di innocenza, con gli accertamenti tecnici ancora in corso e in attesa delle determinazioni della Procura al termine delle indagini.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.