In occasione della Giornata mondiale contro la droga, gli specialisti evidenziano come stiano cambiando sia i profili delle persone che chiedono aiuto sia le modalità di consumo.
Sempre più giovani seguiti dai SerD
I SerD dell’ASST Papa Giovanni XXIII, tra la sede di Borgo Palazzo e quella interna alla casa circondariale, hanno assistito 4.099 utenti nel 2025, in lieve calo rispetto ai 4.396 dell’anno precedente.
Tra questi, 177 hanno meno di 25 anni, con una prevalenza di uomini (78%) e cittadini italiani (84%).
Secondo Marco Riglietta, direttore del Servizio Dipendenze dell’ASST Papa Giovanni XXIII, quasi il 40% degli utenti arriva ai servizi senza una diagnosi conclamata di dipendenza, ma dopo essere stato segnalato da altri servizi sanitari, dalla Prefettura, dalla Commissione patenti o dai familiari.
Le sostanze maggiormente utilizzate restano cannabis, cocaina e ketamina, ma gli operatori segnalano un’evoluzione significativa del fenomeno.
“La cannabis di oggi è molto diversa rispetto al passato”, spiega Riglietta a L’Eco di Bergamo, sottolineando come l’aumento della concentrazione del principio attivo e la diffusione dei cannabinoidi sintetici abbiano incrementato il rischio di episodi psicotici.
Utenti in aumento nei servizi territoriali
Nei SerD dell’ASST Bergamo Est, che operano a Gazzaniga e Lovere, gli utenti sono passati da 1.447 nel 2024 a 1.470 nel 2025, con una crescita dell’1,6%.
Per il direttore Maurizio Campana, il dato testimonia la capacità dei servizi di intercettare precocemente le situazioni di disagio e di adattarsi ai nuovi bisogni della popolazione, anche grazie al percorso di riorganizzazione territoriale previsto nel corso del 2026.
Il volto della dipendenza cambia
È però soprattutto l’esperienza dei SerD dell’ASST Bergamo Ovest a raccontare la trasformazione del fenomeno.
Tra Treviglio, Martinengo e Ponte San Pietro, gli utenti sono aumentati da 2.189 nel 2022 a 2.803 nel 2025, con una crescita del 28% in tre anni. Nello stesso periodo, le nuove prese in carico sono aumentate del 45%.
Secondo il direttore Luca Moltrasio, non esiste più un profilo tipico della persona con dipendenza.
“Sempre più spesso incontriamo imprenditori, professionisti, operai specializzati e studenti universitari”, spiega lo specialista, evidenziando come il consumo venga spesso vissuto come uno strumento per affrontare le pressioni quotidiane.
Molti assumono sostanze per migliorare le prestazioni lavorative, sentirsi più sicuri o aumentare la propria produttività, fino a quando quello che inizialmente appare un supporto si trasforma in una necessità.
Aumenta il consumo di più sostanze insieme
Un altro elemento che preoccupa gli operatori riguarda la diffusione del policonsumo.
Sempre più frequentemente vengono associate alcol, cocaina, cannabis, farmaci e altre sostanze nella stessa esperienza di consumo, una combinazione che rende più complessa la gestione clinica dei pazienti e aumenta i rischi per la salute.
Gli esperti sottolineano come il fenomeno richieda un approccio sempre più multidisciplinare, capace di intervenire non solo sulla dipendenza, ma anche sulle problematiche psicologiche e sociali che spesso la accompagnano.
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