L’indagine, denominata “Punjabi”, riguarda un presunto sistema di intermediazione illecita della manodopera all’interno del cantiere di Vado Ligure, in provincia di Savona, dove vengono realizzati i cassoni destinati alla nuova diga foranea del porto di Genova.
Secondo gli investigatori, i lavoratori, in prevalenza di nazionalità indiana e pakistana, venivano regolarmente assunti da due società ma sarebbero stati costretti a restituire in contanti tra il 40% e il 60% dello stipendio percepito ai referenti delle aziende e agli intermediari. Le indagini hanno interessato diverse province italiane, tra cui Bergamo, Brescia, Genova, Ferrara, Messina e Barletta-Andria-Trani.
Come riporta Bergamonews, l’inchiesta è partita dalla denuncia di alcuni operai che si sono rivolti ai Carabinieri dopo aver rifiutato di consegnare parte della retribuzione. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni di loro sarebbero stati allontanati dal cantiere e privati anche dell’alloggio. Nel corso degli accertamenti sono state raccolte complessivamente 42 testimonianze, che hanno contribuito a delineare il presunto sistema di sfruttamento.
Le dichiarazioni raccolte descrivono condizioni di lavoro particolarmente gravose. Le retribuzioni effettive si sarebbero ridotte a circa 5-7 euro l’ora, nonostante turni di lavoro che, in alcuni casi, raggiungevano 250 ore mensili. Alle trattenute sullo stipendio si sarebbero aggiunti ulteriori addebiti per l’alloggio e persino per dispositivi di protezione individuale, come caschi e imbracature, che per legge dovrebbero essere forniti dal datore di lavoro.
Le condizioni abitative sarebbero risultate caratterizzate da forte sovraffollamento, mentre molti dei lavoratori coinvolti si trovavano in una situazione di particolare vulnerabilità . Secondo gli inquirenti, diversi erano arrivati in Italia attraverso i decreti flussi oppure con posizioni amministrative precarie, spesso con limitata conoscenza della lingua italiana e dei propri diritti contrattuali.
Nel corso delle indagini sono emersi anche elementi relativi alla presunta produzione di falsi attestati sulla formazione obbligatoria in materia di sicurezza sul lavoro. Per questo motivo, tra gli indagati figurano persone accusate anche di tali condotte. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Savona ha inoltre disposto il controllo giudiziario delle società coinvolte.
L’operazione ha suscitato un ampio dibattito istituzionale e sindacale. Diversi esponenti politici hanno chiesto che venga fatta piena luce sulla vicenda, mentre le organizzazioni sindacali hanno definito il quadro emerso di estrema gravità , ribadendo la necessità di rafforzare i controlli contro lo sfruttamento della manodopera e il caporalato nei cantieri.
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