Caro affitti a Bergamo, nasce il bando per i giovani e cresce il tema casa

Il Comune punta su contributi e canone concordato per favorire l’autonomia abitativa degli under 35 mentre aumenta la pressione sul mercato degli affitti

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A Bergamo il tema del caro affitti continua a rappresentare una delle principali criticità sociali e urbane, in un contesto in cui i prezzi delle locazioni sono cresciuti in modo costante negli ultimi anni. Secondo le ultime rilevazioni di settore, il canone medio in città si attesta attorno ai 13,40 euro al metro quadrato, con un incremento rispetto all’anno precedente che conferma una tendenza ormai strutturale.

In termini pratici, per un appartamento di circa 60 metri quadrati la spesa media mensile si avvicina agli 800 euro, mentre per una stanza singola destinata soprattutto a studenti e giovani lavoratori i costi oscillano generalmente tra i 450 e i 600 euro. Numeri che evidenziano una crescente difficoltà di accesso alla casa, soprattutto per la cosiddetta “fascia grigia”, composta da persone con redditi medio-bassi ma non necessariamente in condizioni di fragilità sociale.

Per affrontare questa situazione, il Comune ha avviato una serie di politiche abitative che puntano a sostenere l’accesso alla locazione e a incentivare la disponibilità di alloggi sul mercato. Tra le misure più recenti figura un contributo economico rivolto ai giovani under 35, con l’obiettivo di facilitare l’autonomia abitativa e sostenere chi intende uscire dal nucleo familiare o cambiare alloggio.

Parallelamente, l’amministrazione sta lavorando sul rafforzamento dello strumento del canone concordato, considerato uno dei principali meccanismi per calmierare i prezzi degli affitti. L’obiettivo è aumentare l’adesione dei proprietari e rendere più stabile l’offerta di abitazioni a costi sostenibili, in un mercato che negli ultimi anni ha mostrato una progressiva riduzione degli alloggi disponibili.

Un altro nodo centrale riguarda il patrimonio immobiliare inutilizzato. Le stime indicano che in città si contano circa 9mila abitazioni vuote, a cui si aggiungono immobili non immediatamente utilizzabili per mancanza di allacci o necessità di interventi di riqualificazione. Una parte di questi appartamenti appartiene anche al patrimonio pubblico, che il Comune sta progressivamente censendo e riattivando attraverso bandi di assegnazione e progetti di recupero.

Tra le strategie adottate rientrano anche interventi di ristrutturazione con il coinvolgimento degli assegnatari, che possono contribuire alla sistemazione degli immobili in cambio di una riduzione del canone. Un modello che punta a velocizzare il recupero degli alloggi e a immetterli più rapidamente nel circuito abitativo.

Accanto alle politiche locali, resta centrale il tema del rapporto tra settore pubblico e investimenti privati nel mercato immobiliare. Negli ultimi anni si è infatti registrato un aumento di operazioni legate a studentati e residenze universitarie realizzate con capitali privati, una dinamica che ha sollevato il dibattito sull’accessibilità effettiva dei canoni applicati.

La crescita del turismo e la diffusione degli affitti brevi hanno inoltre contribuito a ridurre ulteriormente l’offerta di locazioni tradizionali, accentuando la pressione sul mercato residenziale e rendendo più complesso l’accesso alla casa per studenti, giovani lavoratori e famiglie.

In questo contesto, il Comune sottolinea la necessità di mantenere un ruolo pubblico centrale nella definizione delle politiche abitative, attraverso strumenti normativi e finanziari capaci di orientare il mercato verso una maggiore sostenibilità sociale. L’obiettivo dichiarato è quello di ampliare l’offerta di alloggi accessibili e rendere più equilibrato un sistema abitativo sempre più sotto pressione.

Redazione

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