Contesto cittadino e rete commerciale
Il Gruppo Fb “Vediamoci InCentro a Bergamo”, collegato all’associazione Bergamo InCentro, rappresenta una rete cittadina che riunisce circa 400 negozi del centro di Bergamo, impegnati nella promozione di eventi e iniziative per la valorizzazione del tessuto commerciale urbano. Ma spesso ospita interventi critici sulla situazione del traffico e delle infrastrutture viarie, anche delle cosiddette periferie.
Denuncia del cittadino
“Scrivo da cittadino profondamente indignato per la ferita insanabile che il progetto di raddoppio ferroviario tra Bergamo e Ponte San Pietro sta infliggendo alla nostra città”.
Il contributo di Antonio Piccolo esprime una forte posizione critica rispetto al progetto di raddoppio ferroviario tra Bergamo e Ponte San Pietro, definito come una ferita profonda e permanente per il territorio urbano.
Impatto sui quartieri e sfregio urbanistico
“Quello che ci era stato presentato come un passo avanti verso la modernità si sta rivelando, nei fatti, uno sfregio urbanistico senza precedenti. Interi quartieri storici come San Tomaso, il Villaggio degli Sposi e Boccaleone sono stati brutalmente tagliati in due. Al posto dei vecchi passaggi a livello, che garantivano il flusso e la continuità del tessuto cittadino, oggi ci troviamo davanti a barriere e muri di cemento alti metri. Strade storiche interrotte, visuali cancellate e comunità isolate: un effetto trincea che deprime la qualità della vita dei residenti e solleva forti preoccupazioni per la sicurezza dei futuri sottopassi”.
Il progetto viene descritto come un intervento che ha inciso profondamente sulla struttura urbana di San Tomaso, del Villaggio degli Sposi e di Boccaleone, con una divisione fisica dei quartieri.
Le nuove opere hanno sostituito i precedenti passaggi a livello con barriere e muri in cemento, generando interruzioni della viabilità, perdita delle visuali urbane e isolamento delle comunità, definito come “effetto trincea”.
Alternativa progettuale non realizzata
“La beffa più grande è che questo enorme sacrificio urbano si sarebbe potuto evitare con un briciolo di lungimiranza tecnica in più. Invece di devastare i quartieri centrali allargando la sede ferroviaria e alzando muri, si sarebbe potuta potenziare e modificare la stazione di Bergamo Ospedale. Trasformandola in un vero hub di interscambio o capolinea arretrato per i treni diretti a Milano (via Carnate) e Lecco, la città avrebbe ‘respirato’ e si sarebbe allargata verso l’esterno in modo armonioso. I passeggeri avrebbero avuto un accesso diretto al polo sanitario e alla rete extraurbana, salvando il centro cittadino dall’invasione del cemento”.
Secondo la visione espressa da Antonio Piccolo, una soluzione alternativa sarebbe stata il potenziamento della stazione di Bergamo Ospedale, trasformandola in nodo di interscambio e capolinea arretrato per le linee verso Milano (via Carnate) e Lecco.
Criticità del progetto e impatto sui pendolari
“Il raddoppio di questa tratta, così come concepito, non risolverà i veri problemi strutturali dei pendolari, che continueranno a subire i ritardi cronici di una rete complessa. Per guadagnare pochissimi minuti di percorrenza su carta, si è scelto di sacrificare l’armonia, la vivibilità e l’identità di Bergamo, paralizzando la viabilità stradale e i quartieri per anni a causa di cantieri infiniti”.
Il progetto viene inoltre criticato per la sua limitata efficacia nel migliorare i problemi strutturali della mobilità ferroviaria, con particolare riferimento ai ritardi cronici che continuerebbero a incidere sui pendolari.
Viene evidenziato il rapporto squilibrato tra benefici temporali ridotti e impatti prolungati su viabilità, vivibilità e identità urbana di Bergamo.
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