Il prezzo dei carburanti continua a crescere e mette sotto pressione famiglie, automobilisti e gestori degli impianti. Dopo la conclusione delle misure di riduzione delle accise, il costo alla pompa ha registrato nuovi aumenti, con una situazione che rischia di pesare soprattutto durante il periodo estivo, caratterizzato da maggiori spostamenti e viaggi.
Secondo le stime dell’Ufficio economico di Confesercenti, la situazione internazionale e il rialzo delle quotazioni del petrolio potrebbero tradursi in una spesa aggiuntiva per le famiglie italiane di circa 700 milioni di euro nei mesi di luglio e agosto.
Dal 4 luglio, quando è terminato il decreto che aveva contribuito a contenere il peso delle accise sui carburanti, i prezzi hanno subito una crescita significativa. In particolare, nel periodo compreso tra il 4 e il 22 luglio la benzina è aumentata di circa 13,5 centesimi al litro, mentre il gasolio ha registrato un incremento ancora più marcato, pari a circa 23 centesimi al litro.
A fine luglio il prezzo medio del gasolio ha raggiunto valori superiori ai 2 euro al litro, mentre la benzina si è avvicinata alla stessa soglia, con quotazioni che hanno riportato il costo del rifornimento ai livelli più elevati degli ultimi periodi.
L’aumento dei carburanti è legato anche all’andamento del mercato internazionale del petrolio, influenzato dalle tensioni geopolitiche e dalle oscillazioni delle quotazioni del greggio.
Il rialzo del Brent, tornato sopra quota 100 dollari al barile, rappresenta un ulteriore elemento di pressione. Se i prezzi internazionali dovessero mantenersi su questi livelli, non sono esclusi nuovi aumenti compresi tra cinque e otto centesimi al litro.
La crescita dei costi coinvolge anche i distributori. I gestori degli impianti segnalano infatti difficoltà sempre maggiori, dovute a margini ridotti e spese operative in aumento. Il guadagno dei benzinai non varia proporzionalmente al prezzo del carburante, ma resta legato a un margine fisso per litro venduto.
Questa situazione mette in difficoltà anche gli impianti indipendenti, che tradizionalmente cercano di mantenere prezzi più competitivi rispetto ai grandi marchi petroliferi.
Sul fronte delle possibili soluzioni, l’attenzione è rivolta soprattutto agli interventi sulle accise. Il governo sta valutando strumenti come le accise mobili, un meccanismo che consentirebbe di utilizzare l’extra gettito dell’Iva generato dall’aumento dei prezzi per ridurre il peso fiscale sui carburanti.
Tuttavia, l’applicazione di queste misure richiederebbe tempi tecnici e potrebbe arrivare dopo un periodo già caratterizzato da prezzi elevati per consumatori e imprese.
Parallelamente prosegue il progetto di riforma della rete dei distributori di carburante. L’obiettivo è una razionalizzazione del settore attraverso la riduzione degli impianti considerati meno efficienti e un adeguamento alla media europea.
L’Italia conta infatti oltre 22mila distributori, un numero superiore rispetto ad altri grandi Paesi europei come Germania e Francia, dove la rete è più contenuta.
La riorganizzazione del settore punta a rendere il sistema più efficiente, ma i gestori chiedono che le nuove norme tengano conto anche della loro situazione economica e del ruolo svolto nei confronti degli automobilisti.
Con l’estate ormai nel vivo, il tema del prezzo dei carburanti resta quindi al centro del dibattito economico. Tra aumento delle quotazioni internazionali, pressione fiscale e difficoltà della rete distributiva, il costo del rifornimento continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni per chi si sposta in auto.
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