Il sindaco a difesa delle mucche
Alla polemica innescata da alcuni residenti circa il disturbo della quiete dovuto ai campanacci delle mucche, ha risposto direttamente il sindaco di Serina, Michele Villarboito, che ha scelto di replicare attraverso i social con una vignetta dai toni ironici.
Il primo cittadino ha scritto: «Buongiorno! Ho appena provato a convocare le mucche in municipio per firmare un’ordinanza di silenzio amministrativo, ma purtroppo hanno risposto con un “Muuuu” molto poco collaborativo. Scherzi a parte, siamo in montagna: i campanacci e il profumo di pascolo sono inclusi nel prezzo di soggiorno! Mi spiace per chi è tornato a casa, ma vi assicuro che la modalità “silenzioso” sulle mucche non siamo ancora riusciti a installarla».
Successivamente il sindaco ha affrontato la questione con maggiore serietà, sottolineando come Serina sia «una comunità di montagna. Qui l’allevamento, i prati, i pascoli e le mucche non sono disturbo acustico, ma la nostra storia e la nostra cultura, un presidio per la cura del territorio e il lavoro quotidiano di famiglie e allevatori, che mantengono viva la montagna tra mille fatiche».
Il post sui social di Serina contro i campanacci
La vicenda è nata da un messaggio pubblicato sul gruppo Facebook «Sei di Serina se…», nel quale un utente ha espresso il proprio disagio durante il soggiorno nella località Bagnella.
Il testo del post recita: «Buongiorno, è impossibile fare le vacanze a Serina in località Bagnella, con i campanacci delle mucche a meno di 10 metri dal condominio, giorno e notte. Alcuni villeggianti sono tornati a casa, è veramente difficile restare. Sindaco inesistente, non risponde».
I commenti pro animali al pascolo
La pubblicazione del messaggio ha rapidamente acceso il confronto sul web, raccogliendo oltre 250 commenti nel giro di poche ore.
La maggior parte degli interventi ha preso posizione a favore delle mucche al pascolo, considerate uno degli elementi più caratteristici dell’estate sulle montagne bergamasche. Numerosi utenti hanno infatti evidenziato come i campanacci, insieme all’attività di allevamento, rappresentino un tratto distintivo della vita in montagna e dell’identità del territorio.
La diatriba fra turismo e vita di montagna
Il caso ha riportato al centro dell’attenzione il delicato equilibrio tra le aspettative dei villeggianti e le attività tradizionali delle comunità montane.
Da una parte emergono le difficoltà segnalate da alcuni turisti, dall’altra la difesa di un modello di vita fondato su allevamento, prati, pascoli e lavoro quotidiano degli allevatori, elementi che per il Comune rappresentano non un disturbo, ma un patrimonio storico, culturale e ambientale da preservare.

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