Svolta nelle indagini sul duplice omicidio di Covo, avvenuto il 17 aprile 2026 davanti al centro culturale sikh Gurudwara Mata Sahib Kaur Ji. Le autorità britanniche hanno arrestato a Birmingham il cittadino indiano Gurjant Singh, 29 anni, ritenuto dagli investigatori il presunto responsabile dell’agguato costato la vita a Rajinder Singh e Gurmit Singh.
L’uomo è inoltre indagato per il tentato omicidio di Suchet Singh, rimasto ferito durante la sparatoria avvenuta alla vigilia della tradizionale festa del Vaisakhi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto killer si sarebbe presentato davanti al tempio poco prima della mezzanotte. Dopo essersi avvicinato all’ingresso del centro culturale, sarebbe tornato alla propria auto per recuperare le armi e avrebbe aperto il fuoco contro le tre persone presenti, colpendole a distanza ravvicinata.
Dopo l’agguato, il sospettato si sarebbe allontanato a bordo di un’autovettura guidata da un complice, mentre un secondo veicolo avrebbe favorito la fuga dal luogo del delitto.
Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bergamo si sono sviluppate attraverso l’analisi dei filmati di videosorveglianza, le testimonianze raccolte tra i presenti e numerosi accertamenti all’interno della comunità sikh della Bassa Bergamasca.
Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato a ricondurre il movente ai forti contrasti sorti per la gestione del centro culturale di Covo. Le tensioni si erano accentuate durante il rinnovo degli organi direttivi dell’associazione, alimentando un clima di scontro tra gruppi contrapposti.
Rajinder Singh, che aveva guidato il centro culturale in passato, avrebbe mantenuto un ruolo determinante nella scelta del nuovo vertice dell’associazione, decisione contestata dalla fazione rivale. Secondo l’ipotesi investigativa, proprio questi dissidi avrebbero fatto maturare il progetto omicidiario.
Dopo il delitto, Gurjant Singh avrebbe lasciato rapidamente l’Italia, trovando inizialmente rifugio in Francia e successivamente nel Regno Unito, stabilendosi a Birmingham, città che ospita una delle più numerose comunità dell’Asia meridionale presenti sul territorio britannico.
La localizzazione e il successivo arresto sono stati possibili grazie alla cooperazione tra le autorità italiane e britanniche, supportata dai canali internazionali SIRENE ed ENFAST, la rete europea specializzata nella ricerca dei latitanti con il coordinamento di Europol.
Il 29enne resta ora a disposizione dell’autorità giudiziaria del Regno Unito, mentre proseguono le procedure per la consegna all’Italia e gli accertamenti investigativi volti a chiarire eventuali responsabilità di altre persone che potrebbero aver favorito la fuga del ricercato.
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