Strage di via Palestro, Gandino ricorda Alessandro Ferrari: “Davanti alla mafia siamo tutte vittime”

Memoria e legalità nel ricordo di Alessandro Ferrari, cittadino di Gandino caduto nell’attentato mafioso del 1993 quando faceva l'agente di polizia urbana a Milano

Gandino rinnova il ricordo di Alessandro Ferrari, una figura che continua a rappresentare un esempio di dedizione, servizio e responsabilità verso la comunità. Attraverso un messaggio pubblicato sui propri profili social, il Comune di Gandino ha voluto ricordare la sua storia e il valore della sua testimonianza, a distanza di anni dalla tragica notte della strage di via Palestro.

Il Comune ha scritto: “Ci sono persone che continuano a parlare alla propria comunità anche dopo molti anni. Alessandro Ferrari è una di queste”. Ferrari svolgeva le funzioni di agente di polizia urbana a Milano quando avvenne l’attentato terroristico di stampo mafioso.

Il sacrificio di un uomo al servizio degli altri

La notte del 27 luglio 1993, Ferrari fu tra le cinque vittime di via Palestro. Attaccato al senso del dovere,non compì un gesto eccezionale alla ricerca di riconoscimenti, ma semplicemente fece ciò che riteneva giusto. Una scelta quotidiana di responsabilità che gli costò la vita.

Il Comune di Gandino ha ricordato: “Era un figlio di Gandino. Un uomo che aveva scelto di servire gli altri attraverso il proprio lavoro, con discrezione, professionalità e quel senso del dovere che non cerca applausi. La sera del 27 luglio 1993 non fece nulla di straordinario: fece semplicemente ciò che riteneva giusto fare. E proprio per questo pagò il prezzo più alto”.

Lo Stato rappresentato dalle persone che difendono la comunità

La vicenda di Alessandro Ferrari richiama il significato più concreto delle istituzioni: lo Stato non è soltanto un concetto astratto, ma è fatto di persone che scelgono di lavorare per la sicurezza e il bene collettivo.

Il messaggio del Comune di Gandino sottolinea: “La sua storia ci ricorda che lo Stato non è un’entità astratta. Lo Stato ha il volto di uomini e donne che ogni giorno, spesso nel silenzio, mettono la propria vita al servizio della comunità. Alessandro era uno di loro”.

Un esempio ancora attuale per le nuove generazioni

Per Gandino, il nome di Alessandro Ferrari non appartiene soltanto al passato, ma continua a essere parte del presente. La sua memoria rappresenta un richiamo ai valori del servizio, della responsabilità e della legalità.

In un periodo storico nel quale spesso prevalgono individualismo e disattenzione verso il bene comune, il suo esempio continua a indicare un modello fondato sulla coerenza e sulla semplicità.

Il Comune di Gandino ha evidenziato: “Per Gandino il suo nome non appartiene soltanto alla memoria. Appartiene al presente. È un richiamo costante al valore del servizio, della responsabilità e della legalità. In un tempo in cui troppo spesso prevalgono l’indifferenza e l’interesse personale, il suo esempio continua a indicarci una strada diversa: quella del dovere vissuto con semplicità e coerenza”.

La strage di via Palestro colpì senza distinzione

Nel ricordo della comunità emerge anche un’altra importante riflessione legata alle vittime dell’attentato mafioso. La bomba esplosa in via Palestro non provocò soltanto la morte di Alessandro Ferrari, ma tolse la vita tra gli altri anche a Moussafir Driss, cittadino marocchino che in quel momento dormiva su una panchina.

Due persone con storie differenti, unite dalla stessa violenza criminale.

Il Comune di Gandino ha scritto: “E c’è un’altra riflessione che oggi sentiamo il dovere di condividere. Quella bomba mafiosa non uccise soltanto Alessandro Ferrari. Insieme a lui perse la vita anche Moussafir Driss, un cittadino marocchino che dormiva su una panchina. Due vite diversissime, unite dalla stessa violenza cieca”.

Legalità e giustizia valori universali

La tragedia di via Palestro insegna che davanti alla violenza mafiosa non esistono differenze di nazionalità o provenienza: esistono persone e vite umane da tutelare.

Il ricordo di Alessandro Ferrari diventa quindi anche memoria di tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata.

Il Comune di Gandino ha affermato: “È forse questa la lezione più profonda di via Palestro: davanti alla mafia non esistono italiani e stranieri, esistono persone. La dignità umana non ha nazionalità. Ricordare Alessandro Ferrari significa allora ricordare tutte le vittime innocenti e riaffermare che la legalità, la giustizia e la libertà sono valori universali, che appartengono a tutti e che tutti siamo chiamati a difendere”.

In Regione il 33° anniversario della strage

Alla cerimonia per il 33° anniversario della strage di via Palestro ha partecipato, nella mattinata di lunedì 27 luglio, il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia, Ruggero Invernizzi, delegato dal presidente Attilio Fontana.

L’attentato mafioso, compiuto da Cosa Nostra nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1993, provocò la morte di cinque persone: il Vigile del Fuoco Carlo La Catena, gli agenti della Polizia Locale Alessandro Ferrari, Pierluigi Romiti e Pasquale Vivona, oltre al cittadino marocchino Driss Moussafir.

Fontana: una ferita profonda nella storia lombarda

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha ricordato il significato della commemorazione con queste parole: “La Lombardia non dimentica una delle pagine più dolorose della sua storia. La strage di via Palestro colpì vittime innocenti nel tentativo di intimidire lo Stato e le istituzioni democratiche. A quella violenza il nostro Paese ha saputo rispondere con unità, fermezza e difesa dei valori della legalità. È un impegno che siamo chiamati a rinnovare ogni giorno, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni”.

Invernizzi: custodire la memoria delle vittime 

Il sottosegretario Ruggero Invernizzi ha sottolineato il valore della memoria come strumento per difendere la democrazia e contrastare ogni forma di criminalità organizzata.

Ha dichiarato: “Cinque vite spezzate dalla violenza mafiosa, in un attacco che colpì non solo Milano, ma l’intero Paese, ferendo al cuore le istituzioni democratiche e il patrimonio culturale della città. La loro memoria rappresenta un patrimonio di valori che siamo chiamati a custodire ogni giorno. Ricordare significa rinnovare l’impegno delle istituzioni e di tutti i cittadini nella difesa della legalità, della libertà e della giustizia, affinché la mafia non trovi mai spazio nella nostra società”.

Il coraggio delle vittime come guida nella lotta alla criminalità

In occasione della commemorazione, Invernizzi ha aggiunto: “Il sacrificio di queste vittime innocenti continua a indicarci la strada del coraggio, della responsabilità e della fermezza nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata”.

Milano, Lombardia e Italia unite nel ricordo

Il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia ha concluso il suo intervento ribadendo il valore della memoria collettiva: “La memoria è il fondamento dell’impegno. Milano non dimentica. La Lombardia non dimentica. L’Italia non dimentica”.

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