Sebino in emergenza alghe: chiudono due imbarcaderi, Sarnico a rischio

La siccità e il caldo favoriscono una proliferazione record delle macrofite. Già raccolte oltre 1.100 tonnellate di vegetazione acquatica, mentre aumentano i fondi per fronteggiare l'emergenza

Il lago d’Iseo sta affrontando una delle estati più difficili degli ultimi anni. Caldo intenso, siccità e abbassamento del livello dell’acqua hanno favorito una crescita senza precedenti delle macrofite, con pesanti ripercussioni sulla navigazione, sul turismo e sulle attività economiche che si affacciano sul Sebino.

Le conseguenze sono già evidenti: dopo la chiusura dell’imbarcadero di Clusane, è stato sospeso anche quello di Marone, mentre Sarnico è sotto osservazione da parte di Navigazione Lago d’Iseo per le difficoltà di attracco dei battelli.

Livello del lago in forte calo

In meno di due mesi il livello del Sebino si è abbassato di quasi un metro e trenta centimetri, favorendo l’emersione di vaste praterie di vegetazione acquatica.

Le macrofite affiorano in numerosi tratti del lago e, soprattutto nel basso Sebino, si accumulano lungo le spiagge. Una volta in decomposizione, rilasciano odori sgradevoli che hanno provocato le proteste di operatori turistici e gestori di strutture ricettive.

Anche i proprietari delle imbarcazioni segnalano difficoltà: le eliche dei motoscafi finiscono spesso bloccate dalla vegetazione presente sia sul fondale sia in superficie.

Oltre 1.100 tonnellate di alghe già rimosse

L’Autorità di Bacino, insieme alla società Manutenzione e Promozione Laghi (Mpl), è impegnata quotidianamente nelle operazioni di raccolta delle alghe e del materiale flottante.

“Stiamo facendo tutto il possibile per cercare di tamponare la situazione”, ha spiegato il presidente Alessio Rinaldi, sottolineando che gli operatori lavorano dal lunedì al venerdì, e spesso anche il sabato, utilizzando tre battelli spazzini, due mezzi Truxor e un camion per il trasporto del materiale raccolto.

Alla fine di luglio erano già state rimosse oltre 1.100 tonnellate di macrofite, un dato destinato a crescere fino a circa 1.600 tonnellate entro la conclusione della stagione estiva. Un confronto che rende evidente la portata dell’emergenza: nelle estati precedenti la raccolta si fermava generalmente tra le 500 e le 600 tonnellate complessive.

Nuovi fondi per affrontare l’emergenza

Per sostenere gli interventi sono state incrementate anche le risorse economiche.

Il budget disponibile è passato da 450 mila a 600 mila euro nel triennio, grazie al contributo delle Province di Bergamo e Brescia e della Regione Lombardia attraverso l’Autorità di Bacino.

Secondo Francesco Micheli, consigliere provinciale delegato ai laghi, la situazione richiederà però una strategia di lungo periodo, anche perché oltre alla Vallisneria spiralis, specie autoctona, si starebbe diffondendo anche una nuova specie di alga di origine africana, considerata più aggressiva.

Il cambiamento climatico impone nuove strategie

Le operazioni di sfalcio consentono soltanto di contenere temporaneamente la vegetazione.

La Vallisneria, essendo una specie autoctona, non può essere eliminata definitivamente e, dopo ogni intervento, torna rapidamente a crescere. Per questo motivo le istituzioni ritengono necessario avviare nuovi studi e individuare soluzioni più efficaci per affrontare un fenomeno che appare sempre più legato agli effetti del cambiamento climatico.

Nel frattempo, per la prossima stagione, l’Autorità di Bacino potrà contare su ulteriori finanziamenti regionali pari a 355 mila euro per il Sebino e altrettanti per il lago di Endine, risorse che saranno destinate sia alla gestione delle macrofite sia alla tutela dei canneti e dell’ittiofauna.

 

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