Siccità, allarme sorgenti nella Bergamasca: fino al 40% d’acqua in meno

Uniacque registra un forte calo delle risorse soprattutto nell’Isola bergamasca, in Valle Imagna e nella Bassa Val Brembana. Tra 20 e 30 Comuni potrebbero adottare ordinanze per vietare gli utilizzi non essenziali dell’acqua potabile.

 La siccità mette sotto pressione anche l’approvvigionamento di acqua potabile nella Bergamasca. Dopo le difficoltà già emerse sul fronte agricolo, la prolungata assenza di precipitazioni sta incidendo sulle sorgenti utilizzate per alimentare acquedotti e serbatoi della provincia. Le rilevazioni di Uniacque indicano riduzioni comprese tra il 10% e il 40%, con alcune aree considerate più vulnerabili di altre.

La situazione ha spinto il gestore del servizio idrico integrato a preparare un nuovo livello di intervento. Dopo le raccomandazioni delle scorse settimane, infatti, potrebbe arrivare il momento dei veri e propri divieti: tra 20 e 30 Comuni potrebbero essere chiamati ad adottare ordinanze contro gli sprechi, limitando l’impiego dell’acqua potabile alle necessità alimentari e igienico-sanitarie.

L’elenco definitivo deve ancora essere stabilito sulla base dell’analisi aggiornata delle telemetrie.

Isola bergamasca tra le aree maggiormente in difficoltà

Le criticità più significative riguardano innanzitutto l’Isola bergamasca, nell’area compresa indicativamente tra Palazzago, Pontida e Capriate. Sotto osservazione anche la Valle Imagna, in particolare la fascia tra Roncola e Brumano, e la Bassa Val Brembana.

Uniacque parla di un peggioramento importante registrato negli ultimi giorni. Il problema nasce dalla combinazione tra assenza di piogge, temperature elevate e aumento stagionale dei consumi.

A luglio la società aveva già invitato tutti i Comuni bergamaschi a prendere in considerazione ordinanze con raccomandazioni rivolte alla popolazione. Tra le indicazioni figuravano la riduzione degli utilizzi non indispensabili, evitando per esempio di riempire piscine o utilizzare acqua potabile per lavare automobili nei piazzali.

Ora potrebbe essere necessario passare a misure più severe.

Possibili divieti per gli utilizzi non essenziali

Il presidente di Uniacque, Luca Serughetti, ha spiegato che il piano di emergenza prevede diversi livelli di intervento. La prima fase è basata essenzialmente sulla sensibilizzazione e sulla riduzione volontaria dei consumi. Il protrarsi della siccità sta però rendendo necessario valutare il passaggio alla seconda fase, con ordinanze comunali vincolanti.

In questo caso l’acqua potabile dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per finalità alimentari e igienico-sanitarie, fino a quando le condizioni meteorologiche e la disponibilità delle risorse non torneranno a livelli sufficienti.

La collaborazione della popolazione diventa quindi determinante per ridurre la pressione sulla rete, soprattutto nelle aree alimentate dalle sorgenti più piccole.

Oltre 800 sorgenti alimentano il sistema

La rete gestita da Uniacque utilizza circa 850 sorgenti. Tra le più importanti figurano Nossana, Algua e Costone, che per dimensioni continuano a garantire una situazione relativamente stabile.

Il quadro cambia quando si prendono in considerazione le fonti di minore portata. Durante l’estate, con una domanda di acqua più elevata, le sorgenti più piccole possono esaurire rapidamente la propria disponibilità e necessitano delle precipitazioni per ricaricarsi.

Proprio la mancanza di pioggia rappresenta attualmente uno degli elementi maggiormente problematici. Il calo delle risorse non è uniforme su tutto il territorio, ma in alcuni punti ha raggiunto valori che richiedono interventi preventivi.

Autobotti già utilizzate a Tavernola

Accanto alle tre zone maggiormente sotto osservazione esistono situazioni localizzate che hanno già richiesto interventi straordinari. È il caso, tra gli altri, di Tavernola Bergamasca, sul Sebino.

Per garantire la disponibilità nei serbatoi che servono le frazioni situate alle quote più elevate, Uniacque ha dovuto ricorrere alle autobotti. È inoltre prevista la realizzazione di un bypass tra due sorgenti vicine, così da facilitare l’approvvigionamento.

Nonostante questi interventi, la continuità del servizio alle abitazioni è stata mantenuta e gli utenti non hanno subito interruzioni della fornitura. Criticità specifiche sono state rilevate anche a Selvino, pur senza configurare al momento un’emergenza estesa a tutta la Val Seriana.

Cosa potrebbe accadere se la siccità peggiorasse

Le eventuali ordinanze rappresenterebbero soltanto il secondo livello del piano predisposto per affrontare le crisi idriche. In caso di ulteriore peggioramento sono previste misure ancora più restrittive, che finora non si è reso necessario applicare.

Il passaggio successivo consisterebbe nella riduzione della disponibilità dell’acqua in determinate fasce orarie. In uno scenario ancora più grave, invece, sarebbe previsto il ricorso alle autobotti nelle piazze per garantire direttamente l’approvvigionamento alla popolazione.

Si tratta di eventualità che Uniacque punta a evitare attraverso una gestione preventiva delle risorse e la riduzione dei consumi superflui.

Per il momento non risultano generalizzate interruzioni dell’acqua potabile nelle abitazioni, ma il calo fino al 40% registrato in alcune sorgenti rappresenta un segnale che richiede attenzione. L’individuazione dei Comuni interessati dalle nuove restrizioni dipenderà dall’aggiornamento dei dati, mentre Isola bergamasca, Valle Imagna e Bassa Val Brembana rimangono le aree osservate con maggiore attenzione.

 

Redazione

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