50 anni di storia del Valcalepio: nel 2026 previste 1,2 milioni di bottiglie

Dalla nascita della Doc nel 1976 alla crescita del comparto vitivinicolo bergamasco, il Valcalepio guarda al futuro puntando su qualità, identità territoriale e nuove espressioni del vino

Un anniversario importante per il vino bergamasco

Il Valcalepio raggiunge il traguardo dei suoi primi 50 anni, celebrando una storia iniziata nel 1976, anno in cui venne approvato il disciplinare della Doc più rappresentativa della provincia di Bergamo.

Un percorso lungo mezzo secolo che ha trasformato il territorio bergamasco in una delle zone italiane maggiormente vocate alla viticoltura, grazie all’impegno di produttori, aziende e protagonisti che hanno contribuito alla crescita del settore.

Numeri e prospettive per la produzione del 2026

Oggi il comparto vitivinicolo orobico conta 300 aziende impegnate nella produzione di uva e 85 realtà che imbottigliano con proprie etichette.

Per il 2026 le stime indicano una produzione di circa 40 mila ettolitri, pari a 1 milione e 200 mila bottiglie di Valcalepio Doc. A queste si aggiungono circa 200 mila bottiglie di Terre del Colleoni Doc e altri 2 milioni di etichette appartenenti alla categoria Bergamasca Igt.

Il ruolo dei protagonisti nella crescita del Valcalepio

La diffusione del vino bergamasco oltre i confini provinciali e nazionali è legata anche all’attività di figure che hanno dedicato parte della loro vita alla promozione del territorio.

Tra i nomi più significativi emerge quello del conte Bonaventura “Nino” Grumelli Pedrocca, considerato uno dei principali promotori del movimento vitivinicolo locale. Grumelli Pedrocca ha guidato per oltre 30 anni il Consorzio Tutela Valcalepio, dopo la prima fase presieduta da Giampiero Lurani Cernuschi.

Un vino maturo con diverse interpretazioni

Secondo il presidente e il vicepresidente del Consorzio Tutela Valcalepio, Marco Locatelli e Sergio Cantoni, il Valcalepio oggi vive una fase di piena maturità, caratterizzata da una ricerca sempre maggiore della qualità da parte dei produttori.

Il disciplinare, modificato due volte nel corso della sua storia, ha permesso al vino di sviluppare differenti identità. Il Valcalepio rosso è stato così valorizzato attraverso una versione più fresca, con un periodo di affinamento ridotto, e una versione riserva, pensata per un maggiore invecchiamento in botti di legno.

Accanto a queste tipologie si è consolidata anche la proposta del Valcalepio moscato passito, completando un’offerta capace di rappresentare diverse sfumature del territorio bergamasco.

Redazione

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