Musica Mirabilis, a Clusone Harmonices Mundi tra tra devozione e passioni barocche

L’ensemble Harmonices Mundi diretto da Claudio Astronio propone un raffinato confronto tra le Acclamazioni divote e gli Echi di riverenza di Giovanni Legrenzi, mettendo in luce il rapporto tra spiritualità e teatro degli affetti nella musica del Seicento

Il Festival nella Chiesa della Vergine del Paradiso

Prosegue sabato 29 agosto, alle ore 20.45, nella Chiesa della Beata Vergine del Paradiso di Clusone, la quinta edizione di «Musica Mirabilis». Festival musicale internazionale «Giovanni Legrenzi», manifestazione dedicata nel 2026 al quarto centenario della nascita del compositore clusonese.

Il terzo appuntamento del Festival sarà «Echi di devozione. Acclamazioni divote ed Echi di riverenza di Giovanni Legrenzi: un intrigante raffronto», un programma musicale che mette in dialogo le due principali dimensioni della produzione di Giovanni Legrenzi: quella sacra e quella profana.

Harmonices Mundi protagonista del concerto barocco

A interpretare il programma sarà Harmonices Mundi, ensemble barocco fondato e diretto dal clavicembalista, organista e direttore d’orchestra Claudio Astronio, artista con una lunga esperienza internazionale e protagonista di concerti come solista e direttore in Europa, Stati Uniti, Canada, Sudamerica e Giappone.

Accanto ad Astronio saranno presenti Silvia Vavassori, canto; Marco Frezzato, violoncello; Giorgia Zanin, tiorba.

L’ensemble, che utilizza strumenti originali oppure copie fedeli degli stessi, nel corso della propria attività ha collaborato con interpreti di rilievo come Emma Kirkby, Gustav Leonhardt, Max Van Egmond e Yuri Bashmet. Il gruppo ha inoltre ottenuto importanti riconoscimenti discografici, tra cui il Diapason d’Or e lo Choc de la Musique.

Il confronto tra due raccolte-sinbolo di Legrenzi

Il fulcro del concerto sarà il confronto tra due raccolte di Giovanni Legrenzi caratterizzate da una diversa impostazione formale: le «Acclamationi divote a voce sola», opera decima pubblicata a Bologna nel 1670, e gli «Echi di riverenza di cantate e canzoni», opera quattordicesima pubblicata sempre a Bologna nel 1678.

Le Acclamationi divote rappresentano la dimensione spirituale del compositore attraverso mottetti nei quali la parola latina assume una forte intensità drammatica e religiosa.

Gli Echi di riverenza, invece, appartengono alla sfera profana e raccontano sentimenti profondamente umani come l’amore, il tormento, la crudeltà e i conflitti legati alla passione.

Linguaggi musicali tra fede e teatro degli affetti

Le due raccolte, pur appartenendo ad ambiti differenti, evidenziano la capacità di Legrenzi di muoversi tra la devozione e il teatro degli affetti, trasferendo nella scrittura vocale una straordinaria forza espressiva.

Il programma propone questo contrasto attraverso l’alternanza di coppie di composizioni legrenziane: «Angelorum convivia» e «Stelle ingrate», «Congratulamini filiæ Syon» e «Che fiero costume», «Durum cor, ferreum pectus» e «Rendi al cor, o nume arciero».

Le pagine vocali saranno accompagnate da brani strumentali di Giovanni Battista Degl’Antonî, Johannes Hieronymus Kapsberger e Domenico Gabrielli, creando momenti di sospensione e contrappunto tra la dimensione spirituale e quella teatrale del repertorio.

Echi di devozione come chiave di lettura 

Il titolo «Echi di devozione» richiama l’artificio barocco dell’eco e diventa il principio interpretativo dell’intero progetto musicale.

Il dialogo tra le composizioni non nasce infatti dalla somiglianza, ma dal contrasto: da una parte la tensione verso il sacro delle Acclamationi divote, dall’altra l’espressione delle passioni umane negli Echi di riverenza.

Questo gioco di rimandi restituisce due immagini complementari dell’uomo barocco e mette in evidenza la versatilità della scrittura musicale di Giovanni Legrenzi.

L’evoluzione dello stile di Legrenzi tra Ferrara e Venezia

Le Acclamationi divote appartengono a una fase di transizione della vita artistica del compositore, successiva agli anni trascorsi a Ferrara e precedente al definitivo stabilimento a Venezia.

Gli Echi di riverenza, invece, risalgono al pieno periodo veneziano, quando il linguaggio musicale di Legrenzi aveva raggiunto una piena maturità.

A distanza di otto anni dalla pubblicazione delle due raccolte, emerge così l’evoluzione di uno stile nel quale voce, parola e basso continuo diventano strumenti essenziali per una rappresentazione sempre più intensa degli affetti e delle emozioni umane.

Redazione

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