Una fotografia satellitare potrebbe aprire un nuovo capitolo nel caso della profanazione della tomba di Pamela Genini, vicenda nella quale l’unico indagato al momento è Francesco Dolci. L’immagine, acquisita alle 12.24 del 25 ottobre, è stata presentata dalla difesa di Dolci e del suo avvocato Pierpaolo Cassarà come un possibile elemento in grado di mettere in discussione la ricostruzione degli investigatori.
Secondo la difesa, lo scatto mostrerebbe un’ombra in corrispondenza del loculo della giovane e un oggetto bianco sul prato antistante che, per forma e caratteristiche, potrebbe essere compatibile con la bara. L’ipotesi avanzata è che il satellite possa aver registrato il momento della profanazione.
La fotografia, però, non rappresenta al momento una prova definitiva. Gli elementi visibili nello scatto necessitano infatti di ulteriori verifiche tecniche per stabilire con certezza cosa sia stato realmente immortalato.
La data del 25 ottobre al centro del confronto
Il documento prodotto dalla difesa sposta l’attenzione sul giorno successivo ai funerali di Pamela, mentre la procura e i carabinieri collocano la possibile violazione della tomba in un periodo successivo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la finestra temporale della profanazione sarebbe compresa tra il 27 ottobre e il 2 novembre. La fotografia satellitare, invece, suggerirebbe una possibile apertura del loculo già il 25 ottobre.
Il punto centrale del confronto riguarda quindi la compatibilità tra l’immagine satellitare e gli elementi raccolti durante le verifiche successive.
Gli investigatori evidenziano però alcuni limiti dello scatto: non contiene un’analisi specifica del dettaglio indicato dalla difesa, non identifica attraverso coordinate precise la posizione del loculo, non misura l’oggetto bianco né stabilisce con certezza che si tratti effettivamente di una bara.
A una risoluzione di circa 30 centimetri per pixel, infatti, un’immagine satellitare può consentire di individuare oggetti abbastanza grandi e con un forte contrasto rispetto al terreno, ma riconoscere una forma non significa necessariamente identificarne la natura.
L’ombra e le verifiche sulla posizione del sole
Un altro elemento considerato rilevante riguarda l’ombra visibile nello scatto. Se l’oggetto ripreso fosse effettivamente sollevato dal terreno, la sua ombra potrebbe fornire informazioni sulla posizione e sull’altezza.
Conoscendo l’orario preciso della fotografia, gli esperti potrebbero confrontare la direzione dell’ombra con quella del sole a Strozza alle 12.24 del 25 ottobre.
La difesa sostiene che in quella giornata Dolci non si trovasse al cimitero, ma dal veterinario per una pratica legata alla cagnolina di Pamela. Una circostanza che, secondo la sua versione, rafforzerebbe la sua estraneità ai fatti.
Il nodo della chiusura del loculo
Uno degli aspetti più discussi riguarda quanto accaduto nei giorni successivi. Il 27 ottobre l’impresa funebre incaricata della tumulazione tornò al cimitero dopo una segnalazione di Pier Giuseppe Rota, compagno della madre di Pamela.
L’intervento era stato richiesto per sistemare un piccolo elemento bianco in plastica che si muoveva a causa del vento. Gli operatori lo rimossero e aggiunsero un supporto in legno per renderlo più stabile.
Secondo quanto riferito dagli addetti, però, il dettaglio più importante è che il loculo risultava ancora chiuso con la schiuma originaria.
Questo elemento appare in contrasto con l’ipotesi di una profanazione già avvenuta il 25 ottobre: se la bara fosse stata estratta e la tomba violata in quella data, resta da chiarire come il 27 ottobre la chiusura potesse risultare ancora quella iniziale.
Il silicone e le tracce sulla bara
Una fotografia scattata il 2 novembre da Rota mostra invece una macchia grigia nella parte inferiore del loculo, interpretata dalla procura come possibile traccia di un intervento successivo di chiusura.
La ricostruzione degli investigatori si basa quindi su una sequenza temporale precisa: il 27 ottobre la chiusura appariva originale, mentre il 2 novembre compariva un elemento compatibile con una nuova sigillatura.
La difesa, tuttavia, richiama una dichiarazione di un addetto alle pompe funebri relativa alla presenza, già il 27 ottobre, di “due piccole fessure tra il tappo in cemento e il profilo del loculo”. Secondo Dolci e il suo legale, quel dettaglio potrebbe essere stato un segnale di manomissione non considerato adeguatamente.
Le tracce di ossidazione e il fattore meteo
Un ulteriore elemento riguarda le condizioni del feretro. Secondo gli accertamenti investigativi, la bara presentava tracce di ossidazione ritenute compatibili con un’esposizione avvenuta in condizioni di pioggia.
Questo dato viene però confrontato con il meteo del 25 ottobre a Strozza: secondo le informazioni riportate, quel giorno il cielo era nuvoloso ma non risultavano precipitazioni.
Per trovare una giornata piovosa bisogna arrivare al 29 ottobre, circa quattro giorni dopo. Un elemento che, secondo gli inquirenti, sarebbe coerente con una collocazione della profanazione successiva al 25 ottobre.
La fotografia satellitare rappresenta quindi un nuovo elemento di discussione, ma la ricostruzione definitiva dipenderà dagli accertamenti tecnici e dalla valutazione complessiva delle prove raccolte.
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