Le truffe agli anziani si confermano un fenomeno criminale sempre più organizzato e sofisticato, con una struttura ormai rodata: “telefonisti” che agiscono dalla Campania, spesso da Napoli, e “trasfertisti” che raggiungono il Nord per ritirare materialmente contanti e gioielli. Un sistema capace di mettere a segno colpi enormi, arrivando anche a bottini da 200 mila euro.
Uno degli episodi più gravi ricostruiti dagli inquirenti riguarda un anziano che riceve una chiamata con un dettaglio che rende la truffa ancora più credibile: sul telefono compare il numero reale della Stazione dei Carabinieri di Albino. È la tecnica dello spoofing, che consente ai criminali di far apparire in chiamata un recapito autentico, ingannando la vittima fin dal primo istante.
Dall’altra parte della linea, però, non ci sono militari veri, ma un finto ufficiale che si presenta come “capitano Bruno Lo Costa”. Il copione è studiato nei minimi dettagli: vengono descritti presunti furti in zona e si invita l’anziano a “mettere al sicuro” i propri beni, promettendo una fantomatica “cella di sicurezza” in caserma. La conversazione dura oltre un’ora e mezza, un tempo sufficiente a creare pressione psicologica e impedire alla vittima di ragionare o chiedere aiuto.
Nel frattempo, sotto casa si presentano un uomo e una donna, anche loro qualificandosi come carabinieri. L’anziano consegna una scatola con gioielli e monili d’oro per un valore stimato di 200 mila euro. Subito dopo, la telefonata si interrompe e i truffatori scompaiono.
Le indagini, coordinate dalla pm Emma Vittorio, hanno permesso di collegare l’episodio a una vettura ripresa dalle telecamere: una Renault Clio bianca, già controllata poche ore prima dai carabinieri di Verona. A bordo ci sarebbero G.G. (47 anni) e M.L. (54 anni), secondo quanto ricostruito, provenienti da Caserta. In una stanza d’hotel a Brescia viene trovata una collana riconosciuta dalla vittima, mentre due giorni dopo i due vengono arrestati a Milano per una truffa del tutto simile. Era il 5 marzo 2025.
I casi mostrano un modello sempre uguale: telefonate improvvise, finti carabinieri o avvocati, storie di incidenti o indagini penali, pressione psicologica e la richiesta immediata di contanti o preziosi come cauzione o “verifica”.
Le forze dell’ordine ribadiscono un punto fondamentale: carabinieri e polizia non chiedono mai soldi o gioielli ai cittadini. In caso di dubbio è indispensabile non fornire informazioni, interrompere la chiamata e contattare immediatamente il 112 da cellulare.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.