Si concentra sugli accertamenti scientifici l’indagine sulla profanazione del corpo di Pamela Genini, la 29enne uccisa lo scorso ottobre e ritrovata senza testa durante un trasferimento di feretro nel Bergamasco. Gli investigatori puntano ora sull’analisi del Dna per fare luce su uno dei casi più complessi degli ultimi mesi, cercando elementi utili a identificare eventuali responsabili.
Nel corso di un esame durato circa tre ore, gli specialisti hanno prelevato campioni biologici sia dal corpo della giovane sia dalla bara. Le operazioni sono state affidate a esperti di medicina legale e antropologia forense, con il coinvolgimento dell’ospedale Papa Giovanni e del laboratorio Labanof dell’Università di Milano. Il materiale raccolto verrà analizzato dai carabinieri del Ris, con l’obiettivo di individuare eventuali profili genetici estranei.
Tra i punti centrali dell’indagine vi è la ricostruzione delle modalità della decapitazione. Gli esperti dovranno stabilire quando è avvenuto il taglio e con quale strumento sia stato eseguito, chiarendo se l’azione sia stata compiuta subito dopo la morte oppure in una fase successiva. I risultati degli esami sono attesi entro novanta giorni, ma non è escluso che eventuali tracce genetiche possano richiedere ulteriori approfondimenti.
La presenza di Dna non riconducibile alla vittima non sarà automaticamente risolutiva. Le tracce potrebbero appartenere anche a persone che hanno avuto contatti legittimi con il corpo, come operatori funerari o addetti alla tumulazione. In questo caso sarà necessario un confronto accurato con banche dati e soggetti coinvolti nelle operazioni successive al decesso.
Il caso ha avuto origine dall’omicidio della giovane, avvenuto a Milano il 15 ottobre per mano del compagno, già noto alle forze dell’ordine. Dopo la sepoltura nel cimitero di Strozza, la scoperta della profanazione è avvenuta il 23 marzo, durante il trasferimento del feretro nella tomba di famiglia. In quell’occasione sono emerse anomalie evidenti, tra cui viti allentate e segni di manomissione sulla bara.
All’apertura del feretro, la scoperta che ha dato il via al nuovo filone investigativo: il corpo risultava privo della testa. Un dettaglio emerso nelle ultime ore riguarda il velo che copriva il volto della giovane, ritrovato piegato all’interno della bara, elemento che potrebbe suggerire un gesto non casuale ma potenzialmente deliberato.
Gli inquirenti stanno valutando diverse ipotesi, inclusa quella di un’azione compiuta da più persone. Un elemento ritenuto rilevante riguarda la finestra temporale della profanazione, individuata tra l’8 gennaio e il 19 febbraio, periodo in cui alcune fotografie mostrano modifiche evidenti alla struttura del feretro.
Parallelamente, il caso è accompagnato da dichiarazioni contrastanti e tensioni tra persone vicine alla vittima. Tuttavia, al momento non risultano indagati per la sottrazione della testa, mentre l’inchiesta prosegue con l’accusa di vilipendio di cadavere e sottrazione di parti del corpo.
L’esito degli esami scientifici rappresenta ora uno snodo cruciale. Sarà l’analisi forense a fornire eventuali elementi decisivi per orientare le indagini, in un contesto ancora privo di certezze e segnato da numerosi interrogativi.
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