A Bergamo le infiltrazioni della ‘ndrangheta: il punto

Delle 3 interdittive antimafia emesse dal Prefetto di Bergamo, ben 2 riguardano infiltrazioni della 'ndrangheta nel tessuto economico locale: i rischi tra estorsioni e riciclaggio

Nell’ultima relazione semestrale della Dia (luglio-dicembre 2022), emergono dati preoccupanti riguardo alla presenza della ‘ndrangheta a Bergamo. Il Prefetto di Bergamo ha emesso tre interdittive antimafia, di cui due riguardano imprese sospettate di avere legami con l’organizzazione criminale con epicentro in Calabria. Questi provvedimenti testimoniano la crescente preoccupazione delle autorità locali per la penetrazione delle attività illecite nel tessuto economico della provincia.

Un’opportunità economica per le organizzazioni criminali
Secondo il documento della Dia, la provincia di Bergamo, così come le vicine Brescia, Mantova e Cremona, è caratterizzata da una fitta rete di piccole e medie imprese che generano un notevole dinamismo economico e finanziario. Questa situazione crea le condizioni ideali per attirare l’interesse delle organizzazioni criminali, che intensificano le proprie attività in questa zona. Si investe in attività di riciclaggio, usura e reimpiego di denaro, sfruttando il tessuto imprenditoriale locale.

Il circolo vizioso del finanziamento illegale
Da un lato, la disponibilità di ingenti capitali da parte delle organizzazioni criminali attrae numerose imprese che cercano forme di credito più facili e immediate dai clan. Questo dà loro un vantaggio competitivo sul mercato, spesso a scapito delle regole di libera concorrenza. D’altro canto, molte aziende in difficoltà economica si trovano coinvolte in operazioni di riciclaggio di denaro solo perché non possono opporsi alle richieste della criminalità organizzata. La persistente crisi economica consente alle organizzazioni criminali di acquisire a basso costo imprese in difficoltà e sfruttare le risorse pubbliche che affluiscono nel territorio.

Operazione “Ritorno”: un colpo alla ‘ndrangheta
L’operazione più recente, avvenuta il 13 dicembre 2022 nell’ambito dell’indagine “Ritorno,” ha visto l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza di Brescia eseguire misure cautelari contro 13 individui ritenuti coinvolti in attività legate all’associazione mafiosa. Gli accusati erano coinvolti in reati come concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, e associazione a delinquere in materia tributaria e del lavoro. Questa operazione, condotta tra Brescia e Bergamo, è stata parte di un’ampia attività investigativa coordinata dalle Procure Distrettuali di Brescia e Reggio Calabria, sotto la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. L’obiettivo era documentare le attività delittuose e le infiltrazioni nel nord Italia della cosca della ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno (Reggio Calabria).

L’espansione delle cosche calabresi nel Nord Italia
Oltre a infiltrarsi nei principali settori dell’economia del Nord Italia, le cosche calabresi esportano i modelli mafiosi tradizionali, basati su valori identitari, anche in queste nuove terre. Queste organizzazioni continuano a fare riferimento al “crimine” come organo unitario di vertice, responsabile dell’adozione e dell’imposizione delle principali strategie, della risoluzione delle controversie e della costituzione di nuove locali. Le indagini condotte finora hanno identificato 46 di queste “locali” nel Nord Italia, di cui ben 25 in Lombardia, tra cui una nella vicina Calolziocorte, al confine tra Bergamo e Lecco. Tuttavia, in questo contesto, parlare di confini sembra essere una questione marginale, poiché le organizzazioni criminali lavorano per consolidare la propria presenza senza riguardo per le divisioni geografiche.

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