In un caso che sembra uscito da un romanzo giallo, Gianfranco Cerea, consulente finanziario ed esperto d’arte di 60 anni, è stato rinviato a giudizio. L’accusa? Una truffa che si aggira attorno ai 100 milioni di euro.
Truffa milionaria: Gianfranco Cerea va a giudizio
Cristina Caleffi, imprenditrice novarese e cognata del sindaco Giorgio Gori, rappresenta la parte offesa in questa intricata vicenda. Caleffi, inizialmente coinvolta in un altro processo per riciclaggio di opere d’arte insieme al cognato, è stata poi scagionata e trasformata in testimone chiave. Il suo rapporto con Cerea, iniziato su consiglio di conoscenti, si era evoluto in una fiducia cieca, che l’ha portata ad investire ingenti somme di denaro in opere d’arte. Le accuse contro Cerea comprendono truffa, appropriazione indebita, auto ricettazione e tentata estorsione. Queste accuse sono emerse dopo che Caleffi, affidandosi ad altri consulenti, si è resa conto delle discrepanze tra il valore reale e quello dichiarato delle opere d’arte acquistate. Tra le opere, vi sono anche due dipinti di Canaletto, acquistati da Cerea a prezzi irrisori e rivenduti a Caleffi a cifre esorbitanti.
Il caso di Caleffi è esemplare della fiducia malriposta. Credeva di arricchire il suo patrimonio e di creare un museo privato con 1.862 opere d’arte. Tuttavia, i rendiconti mostrati da Cerea, rivelatisi falsi secondo gli inquirenti, nascondevano un progressivo depauperamento del suo fondo. L’incapacità di discernere l’inganno si è manifestata nella firma di documenti in bianco, che Cerea avrebbe utilizzato a proprio vantaggio. La situazione è diventata evidente quando le opere, valutate da altri esperti, hanno mostrato un valore significativamente inferiore rispetto a quello pagato. L’imbroglio ha raggiunto l’apice con le vendite di opere per milioni di euro, il cui valore reale era drasticamente inferiore. Il dibattimento inizierà il 6 giugno.
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