Il programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol) rappresenta un’iniziativa significativa nel panorama del mercato del lavoro lombardo, mirando a sostenerne l’inserimento attraverso la formazione professionale. Tuttavia, i dati del 2023 raccontano una storia di risultati misti e spazi di miglioramento significativi.
Le doti lavoro nel 2023
Nel corso dell’anno appena concluso, sono state avviate 5.439 doti lavoro nella Bergamasca, grazie a un investimento di circa 18 milioni di euro. Nonostante queste cifre impressionanti, solo 1.355 lavoratori, pari a circa il 24,9%, sono stati ricollocati tramite l’attivazione di uno o più contratti lavorativi. In dettaglio, sono stati stipulati 1.969 contratti, suggerendo che molti lavoratori hanno ottenuto occupazioni temporanee o a tempo determinato.
Disparità di genere e settori
L’analisi dei dati rivela differenze significative tra generi e settori. Il 22,6% delle donne e il 28,8% degli uomini che hanno partecipato a Gol hanno trovato occupazione. Discrepanza anche nelle retribuzioni, con una media salariale di 16.614 euro per le donne e di 20.160 euro per gli uomini. Il settore manifatturiero emerge come il principale datore di lavoro, assorbendo il 54% degli uomini e il 26% delle donne tramite Gol. Seguono il settore dei servizi alle imprese (14,7%) e quello dei servizi di alloggio e ristorazione (11,85%) per le donne.
Divario tra doti assegnate e attivate
Interessante è l’analisi dei patti di servizio, con 17.193 accordi sottoscritti tra i lavoratori e i Centri per l’impiego. Di questi, solo 6.286 doti sono state effettivamente attivate, corrispondenti al 36,5% del totale. Questa percentuale pone la Bergamasca tra le province lombarde con il tasso più basso di attivazione delle doti, evidenziando un potenziale ‘gap’ tra l’offerta formativa e l’effettivo inserimento nel mercato del lavoro.
La riflessione del sindacato
Paola Redondi della Cgil di Bergamo sottolinea la necessità di analizzare più in dettaglio questi dati per comprendere le cause di questo divario. Si ipotizza che molti dei partecipanti non proseguiti nel percorso possano appartenere a categorie distanti dal mercato del lavoro, suggerendo la necessità di integrare la formazione professionale con misure di sostegno all’inclusione.
In conclusione, i dati del 2023 evidenziano la complessità del percorso di reinserimento lavorativo e la necessità di una strategia più coordinata e inclusiva che consideri le diverse sfide affrontate dai lavoratori più fragili e distanti dal mercato del lavoro.
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