La Corte d’assise di Bergamo ha fissato per il 13 maggio un’udienza cruciale relativa al caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo a Chignolo d’Isola. In questa data, i difensori di Massimo Bossetti, già condannato in via definitiva all’ergastolo il 12 ottobre 2018 per il tragico delitto, avranno l’opportunità di esaminare i reperti del procedimento.
13 maggio: reperti disponibili per la difesa
Tale decisione segue il pronunciamento della Cassazione che ha giudicato inammissibile la richiesta avanzata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che aspiravano a condurre nuove analisi sui reperti dell’indagine, in particolare sugli indumenti della giovane vittima. Sui capi di abbigliamento della ginnasta fu isolato il DNA denominato “Ignoto 1”, successivamente attribuito a Bossetti, elemento centrale del processo. La Cassazione, però, ha stabilito che i difensori potranno soltanto visionare i reperti, senza procedere ad ulteriori esami.
Un inter infinito: il caso Yara
Il caso Yara ha commosso l’intera nazione: la ragazza fu rapita mentre usciva dalla palestra vicino alla sua abitazione e la sua scomparsa scatenò un’imponente mobilitazione per le ricerche. Bossetti fu arrestato il 16 giugno 2014, dopo un lungo e complesso iter investigativo. La sua condanna all’ergastolo si basa su prove di natura genetica che lo collegano al delitto, nonostante le continue battaglie legali intraprese dalla sua difesa per ribaltare il verdetto. La prossima udienza rappresenta quindi un ulteriore capitolo di questo doloroso e prolungato procedimento giudiziario, che continua a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media.
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