Rsa, più serenità e qualità del lavoro per operatori

Il problema delle retribuzioni basse è cruciale, ma anche la qualità del lavoro e la serenità degli operatori delle Rsa necessitano miglioramenti urgenti

Il rinnovamento del contratto Uneba, il più applicato nelle Rsa, non sarà sufficiente per rendere di nuovo attrattive le professioni di cura e assistenza agli anziani. La Cisl, insieme a Cgil e Uil, sottolinea l’importanza di un approccio diverso che migliori la qualità del lavoro, richiedendo l’introduzione di nuove figure per supportare gli operatori nell’accudire gli ospiti.

Benessere lavorativo e nuove strategie

Nel breve termine, è essenziale creare un ambiente lavorativo positivo, riducendo il carico di lavoro eccessivo degli ultimi anni e promuovendo la collaborazione di squadra, spiega il sindacato. Nel medio-lungo periodo, bisognerà investire sull’attrattività delle professioni e sulle offerte formative, ridefinendo anche le responsabilità professionali in base alle competenze specifiche.

L’organizzazione del lavoro deve cambiare, superando la rigidità che ostacola l’adattamento ai bisogni di salute e cura. Le case di riposo devono aprirsi maggiormente al dialogo con il sindacato per alleviare il carico di lavoro fisico ed emotivo degli operatori. È necessario ridurre i turni stressanti, adottando un approccio alla cura basato su obiettivi e progetti, anziché sulla semplice esecuzione di compiti.

Dinamiche stressanti e retribuzioni inadeguate

Attualmente, la qualità del lavoro nelle Rsa è penalizzante, con turni interminabili e spesso con una-due unità di personale in meno rispetto al necessario. Gli operatori vivono costantemente sotto pressione, affrontando doppi o tripli turni notturni consecutivi, rientri in servizio da riposo, permessi negati e accumuli di Rol, banche ore e ferie arretrate. Le paghe sono proibitive per sostenere il costo della vita, con poco più di 8 euro l’ora per gli Asa/Oss.

La qualità dei servizi e delle cure erogate è diminuita, passando da un minutaggio assistenziale di 1.400′-1.600′ pre-Covid a 1.000′-1.100′ attuali. Questo peggioramento è percepito come frustrante dagli operatori.

Un rapporto di cura sotto pressione

Nella relazione di cura, la fretta compromette tutti i rapporti, tra operatori, con i coordinatori, le dirigenze, i residenti e i famigliari. I limiti di tempo imposti creano una spirale di frustrazione, con la rapidità nell’esecuzione dei compiti che genera una sensazione di trascuratezza, sia per chi riceve le cure che per chi le fornisce.

Redazione

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