Il caso dell’omicidio di Sharon Verzeni si arricchisce di nuovi dettagli inquietanti: Moussa Sangare, l’assassino confesso, aveva salvato nel suo cellulare la foto di un albero sulle rive dell’Adda a Medolago e le istruzioni per recuperare l’arma usata nel delitto. Grazie a queste indicazioni, i metal detector del Museo Recuperanti di Brescia, il 30 agosto, hanno ritrovato il coltello sepolto a 16 passi dall’albero fotografato. L’arma, un grosso coltello da cucina con evidenti tracce di sangue, è stata consegnata ai Ris insieme alle collanine che Sangare indossava la notte del delitto.
Senza quelle informazioni ritrovate sul cellulare di Sangare, le ricerche sarebbero state molto più complicate. Durante la conferenza stampa in Procura a Bergamo, i sommozzatori volontari di Treviglio avevano già recuperato anche un sacchetto lanciato nel fiume, zavorrato con due sassi. Al suo interno, i vestiti indossati dall’assassino durante il delitto. Sabato si terrà una nuova ricerca per ritrovare una terza borsa, contenente le scarpe di Sangare e altri coltelli, che potrebbe essere stata trascinata via dalla corrente dell’Adda.
La confessione di Sangare
Interrogato dal procuratore Emanuele Marchisio e dal gip Raffaella Mascarino, Sangare ha spiegato di aver voluto tenere il coltello come un “souvenir” per ricordare l’omicidio e rivivere le emozioni di quella notte. Ha descritto un senso di “liberazione” dopo il delitto, pur riconoscendo di essere scioccato per non aver pianto. Gli investigatori stanno ora valutando se Sangare avesse intenzione di recuperare il coltello per utilizzarlo nuovamente, nonostante abbia dichiarato che questo fosse il suo “primo omicidio”.
Collegamenti con altri crimini
Oltre alla confessione, il biglietto trovato nel portafogli di Sangare, con riferimenti a un omicidio del 2021 a Concordia Sagittaria, ha sollevato sospetti. Gli investigatori stanno cercando di capire se questo caso, in cui un uomo aveva accoltellato la moglie davanti ai figli, abbia ispirato Sangare. Il suo interesse per film e serie poliziesche, incentrate su assassini che usano coltelli, è emerso durante gli interrogatori.
La minaccia ai ragazzi prima dell’omicidio
Poco prima di uccidere Sharon, Sangare aveva minacciato con un coltello due adolescenti a Chignolo d’Isola, come confermato da uno dei ragazzi identificati grazie alle telecamere di sorveglianza. Sangare li aveva avvicinati, chiedendo informazioni su una maglietta e poi mostrando il coltello. Ha spiegato che voleva solo intimidirli, come parte di un’escalation di violenza che, quella notte, ha avuto come tragico epilogo l’omicidio di Sharon Verzeni.
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