Dino Perolari, simbolo dell’alpinismo e dello sport alpino, si è spento all’età di 92 anni all’hospice di Vertova, dopo un progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. Figura di riferimento per la sezione ANA di Bergamo, ha lasciato un segno profondo nel mondo della montagna e dello sport, mantenendo sempre un forte legame con Semonte, la sua frazione d’origine tra Vertova e Fiorano al Serio.
L’amicizia con Bonatti e le grandi scalate
Il destino di Dino Perolari si è intrecciato fin da giovane con la leggenda dell’alpinismo Walter Bonatti. I due si conobbero nel 1943, quando Bonatti, allora undicenne, si rifugiò a Semonte a casa di una zia. Da quel momento nacque un’amicizia fraterna, che durò tutta la vita e portò Bonatti a iscriversi nel gruppo Alpini del paese.
La passione per la montagna lo spinse a scalate memorabili, tra cui la salita alla parete nord-est del Pizzo Badile nel 1960 e l’apertura di una nuova via sul gruppo dell’Alben con Carlo Nembrini. La montagna, per lui, era una sfida, ma anche un’occasione di crescita e condivisione.
Una vita dedicata allo sport e agli Alpini
Dopo aver allenato giovani atleti nella Recastello di Gazzaniga, dal 1972 si dedicò interamente al mondo sportivo degli Alpini, diventando un punto di riferimento per la sezione di Bergamo e per l’ANA nazionale. Il suo compito principale era organizzare competizioni e reclutare ex Alpini, in particolare quelli con esperienza nei centri sportivi alpini, per prepararli ai campionati.
Il suo impegno fu determinante: per quasi 40 anni, la sezione di Bergamo dominò il trofeo Scaramuzza, che premia i migliori risultati nelle competizioni alpine. Nel 2023, l’ANA lo omaggiò con un riconoscimento speciale per il suo contributo allo sport alpino.
Un’eredità che non sarà dimenticata
Oltre allo sport, Perolari fu anche un imprenditore di successo con l’azienda Meb, specializzata nella costruzione di impianti di risalita. Ma la sua vera eredità rimane nel mondo degli Alpini e del Club Alpino Italiano (CAI).
Paolo Valoti, storico presidente del CAI Bergamo, lo ricorda così a L’Eco di Bergamo: «Dino era un uomo di cordata, capace di unire le persone e di trasmettere i valori degli Alpini, della montagna e della solidarietà». Il suo ruolo fu fondamentale anche nella riconciliazione tra Bonatti e il CAI nel 2011, quando contribuì all’organizzazione dell’incontro al Palamonti.
Giorgio Sonzogni, presidente degli Alpini di Bergamo, sottolinea l’importanza del suo contributo: «Con lui se ne vanno 50 anni di storia associativa. Gli dobbiamo un eterno grazie per aver coinvolto generazioni di Alpini nello sport».
L’ANA promette di non dimenticare il suo esempio, portando avanti i valori che Dino Perolari ha incarnato per tutta la vita.
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