In 10 anni Bergamo perderà 29mila residenti lavoratori

Le proiezioni della Cgia di Mestre proseguendo con questo trend demografico ed i problemi anche economici

lavoro

Tra dieci anni la Sardegna avrà quasi 190mila abitanti in meno di età compresa tra 15 e 64 anni. Perdendo poco meno del 3% della propria forza lavoro. Il secondo dato migliore (o sarebbe meglio dire, meno peggiore) tra le regioni italiane secondo le stime fatte dal Centro studi della Cgia di Mestre qualora l’andamento demografico non dovesse cambiare.

La situazione in Italia

Il doppio della media italiana, che è del 7,8%, comunque molto rilevante. Procedendo con questo andamento demografico, l’Italia nel 2025 avrà 2,9 milioni di potenziali lavoratori in meno. Un trend comune a tutte le zone del Paese, ma con percentuali molto diverse. Nel Nord Ovest, infatti, si attende un calo del 4,5%, che nel Nord Est sale al 5,3%. Nel Centro la perdita di popolazione in età lavorativa sarà del 7,1% rispetto all’attuale. Crollo nel Mezzogiorno: oltre un milione e mezzo di popolazione in meno tra 15 e 64 anni, -12,2%.

I dati in Lombardia

Le province lombarde sono tra quelle che in Italia tengono un po’ più rispetto alla grave perdita di popolazione “attiva”. Per Sondrio si prevede un calo del 5,5%, a Lecco del 5,3%, a Como del 4,5%, a Varese del 4,2%, a Cremona del 3,4% e a Pavia del 3,2%, a Mantova dell’1,9%. La migliore provincia lombarda è Milano, dove si prevede si perderà l’1,6% della potenziale forza lavoro.

A Bergamo nel 2035, procedendo con questo trend demografico, la popolazione in questa fascia di età scenderà a poco più di 690mila unità rispetto alle 719mila attuali. Ci saranno dunque quasi 29mila residenti in meno di età compresa tra 15 e 64 anni, pari al 4%. Fa meglio la provincia di Brescia, dove il calo stimato è del 3,1% (si tratta comunque di oltre 25mila potenziali lavorato in meno). Nella provincia di Monza – Brianza il calo percentuale previsto è del 2,8%.

Problemi anche per le imprese

La Cgia di Mestre evidenzia come nei prossimi anni le imprese siano destinate a subire dei contraccolpi molto preoccupanti.
Con difficoltà accresciute nel reperire giovani lavoratori da inserire nelle aziende artigiane, commerciali o industriali. Tanto più che non esistono misure efficaci in grado di modificare questa tendenza in tempi ragionevolmente brevi.

Inoltre, viene sottolineato, nemmeno il ricorso alla manodopera straniera potrà risolvere completamente la situazione. Di conseguenza, dobbiamo prepararci a un progressivo rallentamento del Pil, soprattutto nelle regioni e nelle province con un maggior calo demografico. A meno che le nuove tecnologie non determinino un radicale cambiamento dei processi produttivi.

 

Redazione

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