Inchiesta Vitali, prestanome e scissioni sospette: il gip accusa i fratelli di “elevata spregiudicatezza”

Nel mirino una strategia societaria che avrebbe svuotato la Vita Srl a favore della Expand, lasciando ai creditori un passivo milionario. Il giudice blocca le quote delle società: “Rischio di reiterazione dei reati”

Una rete di prestanome, una scissione societaria ritenuta fraudolenta, una gestione ritenuta «spregiudicata» e una lunga serie di intercettazioni che confermano, secondo gli inquirenti, la piena regia dei fratelli Massimo e Cristian Vitali. Sono gli elementi chiave dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dal pm Guido Schininà, che ha portato al sequestro preventivo di quote societarie per 50 milioni di euro ai danni dei due imprenditori bergamaschi.

Il caso ruota attorno alla Vita Srl, società con un attivo da 36,8 milioni nel 2021, poi “svuotata” con una manovra societaria che ha trasferito il grosso delle attività in una nuova impresa, la Expand Srl, controllata al 100% da Cristian Vitali. L’operazione, avvenuta il 1° marzo 2022, avrebbe lasciato la Vita Srl piena di debiti, culminando nel fallimento nel giugno 2023 con un passivo da oltre 10 milioni.

“Non so nemmeno che società sia”: con queste parole un prestanome ultraottantenne, affetto da Alzheimer, risponde a una convocazione del curatore fallimentare. Un’intercettazione che, per gli investigatori, conferma l’inadeguatezza del soggetto a ricoprire il ruolo di amministratore, e rafforza l’ipotesi che fosse stato utilizzato solo per mascherare le reali responsabilità decisionali dei Vitali.

Il giudice Lucia Graziosi evidenzia nel provvedimento di sequestro impeditivo delle quote una lunga sequenza di amministratori “di facciata” alla guida della Vita Srl, alcuni dei quali ignari del proprio incarico. Dalle carte emerge un quadro gestionale interamente nelle mani dei due fratelli: intercettazioni e testimonianze parlano di strategie definite dai Vitali, che avrebbero persino valutato l’utilizzo di una dipendente come nuovo amministratore fittizio.

La scissione, secondo l’ex ad della Vitali Spa, sarebbe servita a “ripulire” la nuova società da ogni vincolo debitorio, agevolando i rapporti con banche e gare pubbliche. Ma la manovra, ritenuta troppo “grossolana” anche da chi vi ha preso parte, è finita nel mirino della Procura e del Tribunale, che sospetta una condotta mirata a frodare i creditori.

Nonostante il concordato approvato con i creditori, che ha visto la Expand Srl accollarsi le posizioni debitorie e attive della Vita Srl, il gip ha disposto il blocco totale delle quote di Expand Srl e del 50% di Vitali Spa, nominando un amministratore giudiziario con pieni poteri: il commercialista Alberto Volpi, che avrà accesso a tutti i documenti aziendali e dovrà vigilare sulla regolarità delle attività.

Il giudice ha respinto la richiesta di interdizione avanzata dal pm, ritenendo sufficiente il sequestro per evitare nuove operazioni illecite. Una decisione, tuttavia, che avrà conseguenze operative rilevanti: le due aziende coinvolte gestiscono appalti pubblici rilevanti e impiegano centinaia di lavoratori.

Infine, il provvedimento di sequestro esamina anche una cessione azionaria del 2015, quando la Vitali Spa trasferì alla Vita Srl azioni in cambio dell’accollo di 22 milioni di euro di debiti bancari, senza un reale vantaggio economico per la seconda società. Un’operazione considerata parte di una strategia a lungo termine per spostare passività e salvaguardare l’operatività dei fratelli Vitali.

 

Redazione

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