Confisca da 4,5 milioni a imprenditore bergamasco: beni sequestrati anche a Trescore

La Guardia di Finanza esegue una confisca preventiva su immobili, quote societarie e conti bancari di Pierino Zanga, già condannato per bancarotta e corruzione

gdf guardia di finanza

Un imponente sequestro patrimoniale ha colpito Pierino Zanga, imprenditore 71enne originario di Chiuduno e domiciliato a Bolgare, già noto alla giustizia per reati economici e tributari. La Guardia di Finanza di Milano, su disposizione del Tribunale, ha eseguito una confisca di prevenzione secondo la normativa antimafia, sottraendo all’uomo un patrimonio dal valore complessivo stimato in oltre 4,5 milioni di euro.

Il provvedimento, frutto di una lunga indagine patrimoniale, ha portato alla confisca di 37 unità immobiliari, quote societarie, beni aziendali e disponibilità finanziarie, evidenziando un’evidente disparità tra il reddito dichiarato da Zanga e il suo tenore di vita.

Tra i beni confiscati anche la Locanda Armonia di Trescore

Tra i beni sequestrati spicca la Locanda Armonia di Trescore Balneario, struttura ricettiva di pregio frequentemente utilizzata come location per eventi. L’elenco delle proprietà confiscate comprende:

  • 1 complesso immobiliare adibito a location per cerimonie ed eventi

  • 6 appartamenti

  • 3 box auto

  • 2 locali commerciali o magazzini

  • 25 terreni

  • Tutte le quote di una società di persone con sede nel bergamasco

Tutti i beni si trovano nelle province di Bergamo e Brescia, e sono stati sottoposti a sequestro in seguito a verifiche sulle origini sospette dei capitali impiegati per il loro acquisto o mantenimento.

Indagini economico-finanziarie decisive

Le Fiamme Gialle hanno individuato una sproporzione significativa tra i redditi ufficialmente dichiarati da Zanga e il patrimonio da lui detenuto, frutto – secondo gli investigatori – di proventi illeciti accumulati nel tempo attraverso reati di bancarotta fraudolenta, corruzione, trasferimento fraudolento di valori e frodi fiscali.

Zanga avrebbe utilizzato in modo strumentale numerose società, intestandole a terzi o impiegandole per generare falsi crediti o evadere imposte, accumulando un pesante debito nei confronti dell’erario.

Un’azione sinergica tra magistratura e Guardia di Finanza

Le indagini, coordinate con l’Autorità Giudiziaria, si sono sviluppate lungo un percorso di accertamenti patrimonialiincrociati, che hanno permesso di dimostrare la pericolosità sociale del soggetto e l’origine illecita del patrimonio acquisito.

L’operazione rappresenta un ulteriore colpo contro l’economia sommersa e un segnale chiaro sul fronte della lotta alla criminalità economico-finanziaria, anche in assenza di legami diretti con le organizzazioni mafiose, come previsto dalla normativa di prevenzione.

Redazione

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