Patata di Martinengo, tra tradizione e rilancio

Dal 6 settembre al 10 ottobre una festa dedicata e un disciplinare aggiornato ridisegnano il futuro della storica De.Co. bergamasca

Un prodotto che guarda al futuro

La Patata di Martinengo, riconosciuta come De.Co. – Denominazione comunale d’origine – nel 2003 su impulso di Luigi Veronelli, torna protagonista di un progetto di rilancio che coinvolge amministrazione comunale, istituzioni e produttori locali. Dopo anni di lenta crescita, sono oggi cinque le aziende agricole impegnate nella coltivazione di questa patata a polpa bianca. L’obiettivo è consolidare il legame con la tradizione e allo stesso tempo rafforzarne la presenza nella grande distribuzione, garantendo una riconoscibilità stabile sul mercato.

La festa di settembre

Il sindaco di Martinengo, Pasquale Busetti, ha ricordato che la proposta originaria di Veronelli, già vent’anni fa, fu una delle prime dieci De.Co. italiane. Per questo motivo, l’amministrazione comunale ha deciso di rilanciare l’iniziativa anche attraverso una festa dal programma più ampio e strutturato, in calendario dal 6 settembre al 10 ottobre. La manifestazione, oltre a promuovere la storia agricola del territorio, punta a trasformare la patata in un simbolo identitario che possa entrare stabilmente nei menù dei ristoranti e nelle abitudini dei consumatori durante tutto l’anno.

Il disciplinare aggiornato

Il fulcro del rilancio è rappresentato dal nuovo disciplinare, aggiornato con il supporto dell’agronomo Maurizio Vittori e approvato dall’amministrazione comunale lo scorso 23 luglio. Il documento è stato adeguato alle normative più recenti e prevede l’istituzione di un comitato promotore con il Comune come capofila. Al progetto partecipano Provincia di Bergamo, Camera di commercio, Regione Lombardia, Distretto Agricolo Bassa Bergamasca, Parco del Serio, associazioni agricole, ristoratori e cuochi. Un lavoro di rete, sottolineato dal sindaco, capace di rafforzare l’immagine del prodotto e, di conseguenza, quella del territorio.

La produzione e la distribuzione

Dal punto di vista produttivo, la Patata di Martinengo si colloca soprattutto nella filiera della grande distribuzione. Franco Gatti, titolare dell’Azienda Agricola Gatti e principale produttore, ha spiegato che la patata rappresenta circa un terzo della produzione vendibile della sua azienda, con 2 mila quintali annui destinati in gran parte a Conad del Centro-Nord e Iper La Grande I. La vendita diretta a ristoranti e privati rappresenta solo il 10% circa del totale.

Una domanda crescente

Negli ultimi anni la richiesta del prodotto è aumentata in modo significativo, spingendo i coltivatori a nuovi investimenti. Per garantire continuità e qualità alla grande distribuzione, servono infatti attrezzature moderne e un packaging adeguato, elementi che comportano costi ma anche nuove opportunità di crescita. Gatti ha evidenziato come l’annata in corso abbia registrato una buona produzione sia in termini di quantità sia di qualità, mentre nel 2024 il maltempo primaverile aveva compromesso pesantemente i raccolti. Il rischio climatico resta dunque un fattore centrale per il futuro della coltura.

Un’identità agricola da valorizzare

Il percorso intrapreso vuole trasformare la Patata di Martinengo in un prodotto riconoscibile non solo in occasione della festa di settembre, ma per tutto l’anno. La sua presenza anche sul grande schermo, con una citazione nel film “Il campione” con Stefano Accorsi, testimonia la capacità di questo prodotto di uscire dai confini locali. Cinque produttori, un disciplinare rinnovato, un comitato promotore allargato e una strategia di mercato strutturata rappresentano le basi di una nuova stagione agricola che unisce tradizione, economia e visibilità nazionale.

Redazione

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