Un anno dopo l’alluvione a Bergamo: “Evento ogni 200 anni, il cantiere Teb non ha colpe”

Chiesta una seconda archiviazione dalla Procura. In sede civile, però, il giudice apre alla responsabilità risarcitoria

È passato un anno dall’alluvione che il 9 settembre 2024 mise in ginocchio Bergamo, in particolare le zone di via Baioni, via Maironi da Ponte e via del Guerino, travolte in pochi minuti da acqua, fango e detriti. I danni, ingenti, ammontano a milioni di euro, ma per fortuna non ci furono vittime. Mentre i cittadini colpiti cercano ancora risposte e risarcimenti, sul fronte penale la Procura ha chiesto una nuova archiviazione, dopo aver condotto una consulenza approfondita sull’evento.

Secondo l’analisi tecnica commissionata dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi, le piogge del 9 settembre sarebbero state di intensità eccezionale. In soli 30 minuti sono caduti 55,6 millimetri d’acqua, con picchi superiori al cosiddetto “tempo di ritorno” di 200 anni, ossia eventi statisticamente rarissimi. Dati che, secondo i consulenti, escludono responsabilità penali dirette, anche nei confronti del cantiere della nuova tranvia Teb, indicato da alcuni residenti come potenziale concausa dell’esondazione.

La consulenza tecnica: “Nessuna colpa per il cantiere Teb”

Il lavoro peritale, affidato all’architetto Osvaldo Monti e all’ingegnere idraulico Enrico Corinaldesi, ha escluso correlazioni dirette tra l’allagamento del condominio in via del Guerino e i lavori della nuova tranvia. In quell’area, dove il torrente Tremana è “tombinato”, cioè coperto, il sostegno interno avrebbe ceduto, ma ciò non sarebbe stato determinante rispetto alla portata eccezionale della piena.

Il nodo vero, secondo i periti, è strutturale e storico: le opere idrauliche presenti in città risalgono in larga parte agli anni Cinquanta e Sessanta, e non sono progettate per sostenere precipitazioni di tale intensità, né tantomeno i livelli di urbanizzazione e impermeabilizzazione del suolo attuali. Le carenze emerse riguarderebbero la rete fognaria e gli scaricatori di piena, che non hanno retto al carico d’acqua, riversando migliaia di metri cubi nel sedime della tranvia e poi nelle abitazioni.

La Riforma Cartabia e la richiesta di archiviazione

Alla luce della normativa vigente, in particolare dopo l’entrata in vigore della Riforma Cartabia, il pm ha sottolineato l’impossibilità di identificare responsabilità penali concrete. Troppe le variabili, troppo datati gli interventi urbanistici, impossibile stabilire con certezza una condotta negligente secondo gli standard attuali.

Il tribunale dovrà ora pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione, ma un precedente simile — quello legato ai primi esposti — è già stato accolto.

La battaglia si sposta sul piano civile

Nel frattempo, i residenti di via del Guerino hanno avviato un’azione civile, rivendicando danni per mezzo milione di euro. Il giudice ha ritenuto ammissibile il ricorso, respingendo le opposizioni del Comune di Bergamo, della Regione Lombardia e di Teb, e ha disposto una nuova perizia tecnica che si terrà attorno al 20 settembre.

“Il fatto che non ci siano reati penali non esclude responsabilità risarcitorie”, ha dichiarato l’avvocato Tommaso Ghisalberti, che difende i condomini del palazzo ‘F78’. Secondo il legale, ci sono margini per dimostrare negligenze nella manutenzione e nella prevenzione idraulica anche in assenza di dolo.

“Non possiamo più parlare di eventi eccezionali”

Un punto di vista critico arriva anche dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, che rappresenta altri cittadini colpiti dall’alluvione. “Non possiamo più definirli eventi eccezionali: fenomeni simili si ripetono ogni anno. È necessaria una vera rivoluzione culturale nella gestione del rischio idrogeologico”, ha spiegato.

Bonomo ha proposto un parallelismo con la sicurezza sul lavoro: “Negli anni ’80 si consideravano le morti sul lavoro eccezioni inevitabili, poi la normativa è cambiata. Lo stesso deve avvenire per i disastri ambientali e climatici”. Secondo lui, l’attuale normativa e la giurisprudenza devono evolvere per riconoscere che l’aumento degli eventi estremi non è più un’eccezione ma una nuova normalità da gestire in modo proattivo.

Redazione

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1 anno fa

Evento ogni 200 anni che in futuro vedremo sempre più spesso

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