pamela genini uccisa con oltre 30 coltellate: “ho paura, chiama la polizia”
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L’autopsia conferma la ferocia dell’aggressione. La 29enne aveva già subito violenze e minacce. Lunedì la salma rientra in Bergamasca
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Oltre trenta coltellate, tre delle quali letali. È questo il drammatico esito dell’autopsia effettuata venerdì 17 ottobre all’Istituto di Medicina legale di Milano sul corpo di Pamela Genini, la 29enne originaria di Brembilla uccisa nel suo appartamento di via Iglesias, a Milano, la sera di martedì 14 ottobre.
A colpirla sarebbe stato Gianluca Soncin, 52 anni, originario di Biella, oggi in isolamento nel carcere di San Vittore con l’accusa di omicidio pluriaggravato.
La ricostruzione degli ultimi minuti di vita di Pamela è agghiacciante. Alle 21:46, la giovane scriveva a un ex fidanzato e amico confidando la sua paura: “Ho paura. Questo è matto completamente… non so che fare”. Poco prima aveva rivelato che Soncin, suo ex compagno, era entrato in casa con un duplicato delle chiavi. Alle 21:52, l’ultimo messaggio: “Tesò che faccio?”.
L’amico, che aveva già chiamato la polizia, le rispose che gli agenti stavano arrivando. Ma in pochi istanti l’uomo si è scagliato su di lei con inaudita violenza, colpendola oltre trenta volte prima che gli agenti riuscissero a sfondare la porta.
Secondo le prime indagini coordinate dalla procuratrice aggiunta Letizia Mannella e dalla sostituta Alessia Menegazzo, il delitto sarebbe l’epilogo di mesi di violenze e minacce. La relazione tra i due, iniziata nella primavera del 2024, era segnata da aggressioni, insulti, tentativi di strangolamento e minacce di morte. Soncin, descritto come geloso e ossessivo, non avrebbe mai accettato la fine della storia.
Le violenze precedenti ignorate
Emergono ora episodi di maltrattamenti precedenti. Nel settembre 2024, Pamela era fuggita dalla casa di Cervia dove viveva con l’uomo e si era recata all’ospedale di Seriate, dove le venne diagnosticata la frattura di un dito. Nonostante il referto e la segnalazione ai carabinieri, non sporse denuncia, probabilmente per paura.
Un altro episodio risale al 9 maggio 2025, quando due agenti intervennero a Milano dopo che Soncin bussava furiosamente alla porta della donna, che rifiutava di farlo entrare. Anche in quel caso, Pamela chiese solo che si allontanasse, senza formalizzare accuse.
Il gip Tommaso Perna, convalidando il fermo, ha parlato di una “follia omicidiaria” maturata nel tempo. Gli inquirenti intendono ora ricostruire la sequenza completa delle violenze per individuare eventuali responsabilità omissive e migliorare la rete di protezione per le vittime.
Il dolore della madre e l’ultimo saluto
La famiglia, ancora sotto shock, ha espresso un dolore immenso. “Lei era tutto per me”, ha detto la madre, che non era a conoscenza delle violenze subite dalla figlia. La salma di Pamela farà rientro in Bergamasca lunedì 20 ottobre, con funerali previsti nei giorni successivi a Strozza, dove la comunità si sta preparando a porgerle l’ultimo saluto.
Intanto, una fiaccolata è prevista domani alle 17:30 in via Iglesias, luogo del delitto, per ricordare Pamela e tutte le donne vittime di violenza di genere.
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