Morte di Ritaj al parco giochi: chiesto il processo per sindaco, ex assessore e tre tecnici comunali

La bambina di sei anni morì colpita alla testa da un’altalena per disabili. Secondo la Procura, le condizioni del gioco erano note ma ignorate. Contestato l’omicidio colposo in cooperazione

La Procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone nell’ambito dell’inchiesta sulla tragica morte di Ritaj Lahmar, la bambina di sei anni deceduta il 2 settembre 2024 dopo essere stata colpita alla testa da una pedana mobile di un’altalena per disabili, nel parco giochi di San Filastro, a Villongo.

Tra gli indagati figurano Francesco Micheli, sindaco in carica dal giugno 2022, e Giuseppe Vigani, ex assessore ai Lavori Pubblici, oltre ai tre dirigenti tecnici comunali che si sono succeduti nella gestione dell’ufficio competente: Santina Crevena, Nunzio Pantò e Alfredo Zappella.

Una tragedia evitabile

Il dramma si consumò alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico. Ritaj stava giocando con altri bambini quando, spinta sull’altalena da alcuni coetanei, la pedana superò di gran lunga la soglia di sicurezza dei 25 gradi, arrivando a inclinarsi fino a circa 90 gradi. La bambina perse l’equilibrio, cadde e fu colpita violentemente alla testa dalla struttura stessa. Trasportata d’urgenza in ospedale, morì poche ore dopo per le gravi lesioni riportate.

Secondo le indagini coordinate dal PM Letizia Aloisio, la giostra era nota da tempo per essere pericolosa, e l’incidente sarebbe stato evitabile con un intervento di manutenzione ordinaria dal costo limitato.

Le segnalazioni ignorate

Dagli atti emerge che già nel marzo 2022 la società Dimensione Comunità Srl, incaricata della manutenzione dei giochi pubblici, aveva segnalato al Comune il deterioramento dell’altalena, documentando crepe, danni strutturali e catene compromesse.

Seguirono altri solleciti nei mesi successivi: un preventivo di riparazione a luglio, una nuova segnalazione a dicembre. Ma, secondo l’accusa, nessuno degli indagati intervenne concretamente. Dal 2023, inoltre, non risultano controlli regolari da parte di tecnici abilitati, e l’altalena restò accessibile nonostante i rischi.

Omicidio colposo in cooperazione

Alla luce di questi elementi, la Procura ha formulato l’accusa di omicidio colposo in cooperazione, contestando condotte omissive, imprudenti e negligenti. I tecnici comunali sono ritenuti responsabili per non aver agito per mettere in sicurezza la struttura, mentre il sindaco e l’ex assessore sono accusati di non aver vigilato sull’operato dell’ufficio tecnico e di non aver adottato provvedimenti per impedire l’uso del gioco danneggiato, pur avendo avuto notizia della sua pericolosità.

Le difese chiedono di essere ascoltate

Gli avvocati di Micheli e Vigani hanno chiesto che i propri assistiti vengano ascoltati dai magistrati e hanno già depositato memorie difensive per distinguere le responsabilità politiche da quelle gestionali e tecniche. Anche il legale di Alfredo Zappella, attuale responsabile dell’ufficio tecnico, ha comunicato che si sta analizzando la documentazionee ogni commento sarà possibile solo a indagini completate.

Nel frattempo, l’area del parco giochi resta sotto sequestro e il procedimento giudiziario prosegue verso l’udienza preliminare. La famiglia della piccola Ritaj, profondamente colpita dalla tragedia, attende giustizia per una morte che – secondo gli inquirenti – si sarebbe potuta evitare con interventi tempestivi e responsabili.

Redazione

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