Una massa nevosa con un fronte di circa 600 metri si è staccata mercoledì mattina dalle pendici dell’alta Val Cervia, a 2.355 metri di quota, nel territorio comunale di Fusine, in provincia di Sondrio, al confine con Foppolo. Il distacco ha coinvolto tre scialpinisti bergamaschi impegnati in discesa dal passo: due di loro sono stati travolti e sepolti, mentre il terzo è rimasto illeso ed è riuscito a lanciare l’allarme.
I due uomini coinvolti, S. L., 65 anni, e M. B., 72, entrambi residenti a Sorisole, sono stati rapidamente individuati e liberati grazie all’intervento immediato dei compagni. Il terzo scialpinista, infatti, ha contattato altri quattro appassionati presenti in zona e, insieme, hanno iniziato le operazioni di ricerca utilizzando pala e Artva. La rapidità dell’intervento si è rivelata decisiva per evitare conseguenze più gravi, consentendo di aprire un varco nella neve e di estrarre i due amici rimasti sotto il manto.
Contestualmente sono stati attivati i soccorsi. Sul posto sono intervenuti gli elicotteri del servizio di elisoccorso di Sondrio e Bergamo, insieme ai tecnici del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico delle delegazioni di Sondrio e Val Brembana. Presenti anche i militari del Sagf, il Soccorso alpino della Guardia di finanza di Sondrio, coordinati dal comandante Christian Maioglio.
All’arrivo delle squadre di emergenza, i due scialpinisti erano già stati liberati. Le loro condizioni sono apparse discrete, sebbene entrambi presentassero un principio di ipotermia. Dopo le prime cure sul posto, sono stati trasferiti in codice giallo all’ospedale di Sondrio per ulteriori accertamenti.
In un primo momento, l’assenza del terzo scialpinista aveva destato preoccupazione tra i soccorritori, che hanno avviato una bonifica completa dell’area interessata dalla valanga per escludere ulteriori coinvolgimenti. Solo successivamente si è appreso che l’uomo aveva raggiunto autonomamente un rifugio della zona, scendendo a valle senza necessità di assistenza.
Secondo le prime valutazioni, il distacco sarebbe stato di natura spontanea e non provocato direttamente dal passaggio degli scialpinisti. Tuttavia, l’episodio si inserisce in un quadro di forte instabilità del manto nevoso. Il livello di pericolo valanghe è attualmente indicato come 3 marcato, ma ritenuto dagli esperti più vicino al 4, a causa della presenza di brine di profondità che impediscono alla neve recente di consolidarsi adeguatamente.
Dal Soccorso alpino arriva un invito chiaro alla prudenza. La neve caduta nelle ultime ore, soffice e apparentemente ideale per la pratica dello sci fuoripista, risulta in realtà estremamente insidiosa. I tecnici spiegano che anche il passaggio di un singolo scialpinista può innescare distacchi estesi su interi versanti. Il fenomeno, noto come “effetto boom”, si verifica quando il cedimento di una porzione limitata del manto provoca il crollo di un’intera parete innevata.
Le autorità raccomandano di evitare gli spazi aperti in quota e di limitarsi, se necessario, a risalite a bordo pista, mantenendo comunque la massima cautela. Solo una nevicata consistente e prolungata potrà favorire un assestamento stabile del manto nevoso.
L’incidente in Val Cervia segue un fine settimana particolarmente drammatico in provincia di Sondrio, segnato da due vittime travolte da valanghe e da un finanziere del Soccorso alpino in stato di morte cerebrale. Da giovedì a mercoledì si sono registrati cinque distacchi tra Aprica, Madesimo, Valfurva, Albosaggia e Fusine, a conferma di una situazione di rischio diffuso sull’arco alpino lombardo.
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