Dopo più di cent’anni di attività, la scuola dell’infanzia «Santa Teresina del Bambin Gesù» di Peia chiuderà i battenti. Il 30 giugno sarà l’ultimo giorno di apertura per l’asilo, una realtà storica fondata nel 1923 e gestita dalla parrocchia, costretta ad arrendersi al drastico calo delle iscrizioni.
La decisione è maturata al termine delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico, quando è emerso un dato ormai insostenibile: solo 11 bambini iscritti, contro i 17 attualmente frequentanti. Numeri troppo bassi per garantire la continuità del servizio, sia dal punto di vista educativo sia da quello economico.
Nel dettaglio, la scuola avrebbe accolto 4 piccoli, 3 mezzani e 3 grandi, configurando classi molto ridotte. Una situazione che, secondo la direzione, avrebbe comportato anche una limitata socializzazione tra i bambini, con il rischio di una “povertà relazionale” all’interno delle attività didattiche.
A pesare è soprattutto il contesto demografico. Nel 2025 a Peia si sono registrate appena tre nascite, un dato che fotografa un trend in costante calo e che rende difficile immaginare una ripresa nel breve periodo. Negli ultimi anni, l’asilo aveva già affrontato numeri contenuti, cercando comunque di proseguire l’attività.
La chiusura rappresenta una perdita significativa per il territorio. Peia è il primo comune della Val Gandino a perdere la propria scuola dell’infanzia, segnale di una crisi più ampia che coinvolge i piccoli centri. Già lo scorso anno, nella scuola primaria del paese, non era stata attivata la classe prima, evidenziando ulteriormente il problema.
L’amministrazione comunale ha espresso rammarico per la decisione, sottolineando il valore storico e sociale dell’istituto. Il Comune sta valutando forme di sostegno alle famiglie, che dovranno rivolgersi ad altre strutture nei paesi vicini, come Leffe. Tra le ipotesi, contributi economici o bonus per il trasporto.
Nonostante la chiusura dell’asilo, alcune attività continueranno. Per l’estate sarà confermato il servizio di mini-cre negli stessi spazi, garantendo almeno una continuità parziale nell’utilizzo della struttura.
La vicenda di Peia riflette una tendenza sempre più diffusa nei piccoli comuni italiani. Il calo demografico incide direttamente sui servizi educativi, mettendo a rischio realtà storiche e fondamentali per la vita delle comunità locali.
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