Il volontariato bergamasco cambia volto, mantenendo solide radici ma aprendo a nuove forme di partecipazione. È quanto emerge dal report realizzato dall’Università di Bergamo, che analizza caratteristiche e tendenze di un mondo in evoluzione, sempre più influenzato da dinamiche sociali e generazionali.
Il profilo prevalente resta quello tradizionale. I volontari sono soprattutto donne (60%) e over 50, con una concentrazione significativa nella fascia tra i 50 e i 70 anni, che rappresenta circa il 65% del campione. Si tratta spesso di persone coniugate, con diploma e in larga parte pensionati, seguiti da lavoratori dipendenti.
Accanto a questo nucleo consolidato, però, si affaccia una nuova generazione. I giovani tra i 18 e i 35 anni rappresentano ancora una minoranza (circa l’11%), ma portano con sé un approccio diverso: meno legato alla continuità e più orientato a esperienze brevi e mirate.
Come riporta L’Eco di Bergamo, è proprio qui che si registra il cambiamento più evidente. Il volontariato giovanile tende a essere occasionale e flessibile, spesso legato a eventi, progetti specifici o iniziative temporanee. Una modalità che consente di conciliare l’impegno sociale con studio e lavoro, senza rinunciare a motivazioni profonde.
L’indagine, basata su oltre 1.200 questionari e focus group, individua quattro principali tipologie di volontari. I “super volontari” rappresentano il cuore del sistema, con un impegno costante e intenso; seguono i volontari stabili, inseriti in modo continuativo nelle associazioni. Poi ci sono i volontari occasionali, spesso giovani, e infine i volontari potenziali, interessati ma frenati soprattutto dalla mancanza di tempo.
Le motivazioni variano a seconda dell’età. I giovani vedono nel volontariato un’opportunità per acquisire competenze e costruire relazioni, mentre per gli adulti e gli anziani prevale la dimensione sociale e relazionale. In entrambi i casi, resta forte la spinta valoriale.
Secondo gli studiosi, si sta affermando una forma di volontariato più fluida e meno strutturata, emersa soprattutto dopo il periodo della pandemia. Un modello che pone nuove sfide: come trasformare l’impegno occasionale in partecipazione stabile e duratura?
Il fenomeno è inserito in un contesto più ampio di crescita del Terzo Settore. Ogni anno nascono nuove realtà associative, segno di un tessuto civico ancora vitale e dinamico, ma che richiede strumenti aggiornati per essere compreso e sostenuto.
Il quadro che emerge è quello di un equilibrio tra tradizione e innovazione, dove le generazioni più esperte garantiscono continuità e i giovani introducono nuovi modelli di partecipazione. Una trasformazione che ridefinisce il significato stesso del volontariato sul territorio.
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