Svolta nella pianificazione territoriale della Lombardia: tredici Comuni della Bergamasca non saranno più obbligati a inserire nei propri strumenti urbanistici il corridoio di salvaguardia legato alla Pedemontana, in riferimento alla cosiddetta tratta “D lunga”, mai confermata. La decisione è stata ufficializzata lunedì 20 aprile dalla giunta regionale attraverso un aggiornamento del Piano territoriale regionale.
Il provvedimento, proposto dall’assessore al Territorio e Sistemi verdi Gianluca Comazzi, in collaborazione con l’assessore alle Infrastrutture Claudia Maria Terzi, segna un cambio significativo nell’assetto normativo che regolava l’utilizzo delle aree interessate. La modifica consente agli enti locali di superare vincoli urbanistici considerati ormai non più coerenti con l’evoluzione del progetto infrastrutturale.
I Comuni coinvolti nella provincia di Bergamo sono Boltiere, Bonate Sopra, Bonate Sotto, Bottanuco, Brembate, Capriate San Gervasio, Chignolo d’Isola, Filago, Madone, Osio Sopra, Osio Sotto, Suisio e Terno d’Isola. A questi si aggiungono anche territori di altre province, tra cui Trezzo sull’Adda nel Milanese e diversi centri della Brianza, come Aicurzio, Bellusco, Bernareggio, Carnate, Cornate d’Adda, Mezzago e Sulbiate.
L’eliminazione del corridoio di salvaguardia rappresenta un passaggio rilevante soprattutto per le amministrazioni locali. I Pgt (Piani di governo del territorio) potranno ora essere aggiornati senza l’obbligo di mantenere aree vincolate a un’infrastruttura non più prevista, permettendo una gestione più flessibile e aderente alle esigenze reali dei territori.
Secondo quanto dichiarato dall’assessore Comazzi, la scelta nasce dall’ascolto delle istanze locali e dalla necessità di adeguare la pianificazione alle mutate condizioni. Il superamento della tratta “D lunga” consente di semplificare il quadro amministrativo e di restituire autonomia decisionale ai Comuni, eliminando limiti che nel tempo avevano perso la loro funzione originaria.
Anche l’assessore Terzi ha sottolineato il valore del provvedimento, evidenziando come l’aggiornamento del Piano territoriale regionale recepisca la decadenza dei vincoli in seguito all’approvazione del progetto definitivo relativo alla variante della tratta “D breve”. Questo passaggio tecnico ha avuto un impatto diretto sulla pianificazione urbanistica, rendendo possibile la rimozione delle restrizioni precedentemente imposte.
Le conseguenze sono rilevanti non solo per gli enti pubblici, ma anche per i soggetti privati. La disponibilità delle aree torna pienamente nelle mani dei proprietari e delle amministrazioni, aprendo nuove possibilità di sviluppo e utilizzo del territorio. Si tratta di un cambiamento che potrebbe influire su investimenti, progetti edilizi e strategie locali di crescita.
Dal punto di vista infrastrutturale, la decisione non implica uno stop generale alla Pedemontana, ma ridefinisce le priorità e le direttrici dell’opera, concentrandosi su tratti considerati più sostenibili e coerenti con le esigenze attuali.
In sintesi, il provvedimento approvato dalla Regione Lombardia introduce una semplificazione significativa nella gestione urbanistica di numerosi territori. La rimozione di vincoli ormai superati consente ai Comuni di pianificare con maggiore libertà, mantenendo al contempo un equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e tutela delle comunità locali.
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Credo sia un vero errore, come l’aver rinunciato all’opera, che avrebbe avuto effetti positivi non solo per l’economia bergamasca, ma per quella dell’intera regione. Collegare Bergamo a Como e Malpensa è sgravareil tratto peri urbano ddll’A4 sarebbe ancor oggi necessario, studiando anche un raccordo con il lecchese