Restauro in corso: Santa Maria Maggiore visitabile, ma tra i ponteggi

Tra impalcature monumentali e memoria storica: il restauro del presbiterio che trasforma la Basilica in un laboratorio d’arte accessibile

Bergamo cultura

Un cantiere accessibile tra fede e turismo

Il cantiere nella Basilica di Santa Maria Maggiore evidenzia come i lavori in corso non impediscano la fruizione degli spazi da parte di fedeli e turisti, che continuano ad accedere alle aree interessate dal restauro mentre osservano da vicino il patrimonio artistico.

L’imponente struttura dei ponteggi nel presbiterio

All’interno del presbiterio è stata descritta la presenza di un’impalcatura monumentale articolata su dieci piani, alta circa 18 metri, progettata per “incorniciare” le opere e consentire simultaneamente le attività di restauro e la visita del pubblico. L’intervento riguarda un’area centrale della Basilica.

Il progetto di restauro della Fondazione Mia e i finanziamenti

L’avvio del progetto è stato attribuito alla Fondazione Mia, che ha promosso un piano da circa un milione di euro, inserito anche nel circuito dell’Art bonus per favorire le donazioni. Secondo quanto riferito dal presidente Fabio Bombardieri, l’intervento si inserirebbe nelle attività di valorizzazione culturale e manutentiva, oltre che sociali e assistenziali, della fondazione.

La storia della confraternita e il legame con la città

La Fondazione Mia affonderebbe le proprie origini nella confraternita caritativa nata nel 1265. La gestione della Basilica sarebbe collegata a una volontà storica riconducibile alla bolla papale di Nicolò V, datata 14 marzo 1454, documento che sarà approfondito in un incontro previsto per il 18 giugno, con la partecipazione del vescovo Francesco Beschi e dello storico medievalista Agostino Paravicini Bagliani.

Le attività culturali e gli altri beni della Fondazione

Nel racconto della Fondazione Mia vengono citati anche altri interventi su patrimoni immobiliari come il monastero e la chiesa del Santo Sepolcro ad Astino, oltre alla stessa Basilica di Santa Maria Maggiore, confermando un impegno costante nella tutela e valorizzazione del patrimonio.

Il cantiere e le condizioni conservative

Il restauratore e responsabile del cantiere, Luciano Gritti, insieme al consorzio Indaco, avrebbe evidenziato come lo stato di conservazione generale sia discreto, pur con criticità più evidenti nelle zone inferiori del presbiterio. In particolare, gli stucchi risulterebbero degradati a causa di precedenti interventi con materiali non idonei, come malte cementizie ormai deteriorate.

Le operazioni previste includerebbero la rimozione della polvere accumulata nel tempo tramite aspirapolvere e pennelli e il consolidamento degli elementi instabili.

Le opere d’arte e gli interventi precedenti nel presbiterio

Nel corso degli anni la Mia avrebbe già effettuato restauri nel presbiterio, tra cui quello della grande tela di Camillo Procaccini, raffigurante gli apostoli attorno al sepolcro della Madonna. Anche il coro ligneo realizzato da Capoferri e Lotto sarebbe stato restaurato tra il 2022 e il 2023 dallo stesso Luciano Gritti.

Il Crocifisso trecentesco e le fasi più recenti del restauro

Tra gli elementi più antichi presenti spiccherebbe il Crocifisso del Cristo dolente sopra l’altare maggiore, già restaurato nel 1981 da Eugenio Gritti. L’opera, risalente al Trecento, non sarebbe stata più oggetto di interventi successivi se non per una manutenzione conservativa prevista nel nuovo progetto.

Struttura artistica e trasformazioni storiche della Basilica

Il progetto di restauro si concentrerebbe soprattutto sull’area del presbiterio e sugli stucchi, riconducibili alla fase barocca iniziata nel 1599, che avrebbe trasformato la struttura originaria romanica della Basilica in un monumento dall’impronta artistica successiva.

Accessibilità e organizzazione del cantiere

Nonostante la presenza dei ponteggi, il cantiere sarebbe stato progettato in modo da garantire la continuità delle visite. Anche il coro ligneo rimarrebbe accessibile al pubblico, mentre l’impatto visivo delle strutture sarebbe stato studiato al centimetro per ridurre l’invasività.

Redazione

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