Una Alfa Romeo Stelvio nera è diventata uno degli elementi centrali nelle indagini sulla violenta rapina avvenuta nell’agriturismo Ca’ Fenile di Alzano Lombardo. Secondo gli investigatori, lo stesso Suv sarebbe comparso sulla scena di numerosi episodi criminali messi a segno nelle province di Bergamo, Brescia e Cremona.
Il mezzo, ritenuto utilizzato dalla banda responsabile del raid nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 luglio, sarebbe collegato ad almeno una decina tra furti e rapine. I carabinieri stanno ora lavorando per ricostruire gli spostamenti del veicolo e verificare eventuali legami tra i diversi colpi.
Il tentativo di fermare il Suv
La Stelvio nera era stata intercettata da una pattuglia dei carabinieri impegnata nei controlli sul territorio. I militari hanno tentato di bloccare il veicolo, ma l’inseguimento non ha portato al fermo dei sospetti, che sono riusciti a far perdere le proprie tracce.
Non è ancora stato chiarito se il mezzo fosse stato rubato oppure se fosse stato ottenuto attraverso un noleggio per essere utilizzato nelle attività criminali. Gli investigatori sottolineano però come alcuni modelli di auto di questo tipo siano frequentemente scelti da bande specializzate, anche grazie alla capacità di aggirare alcuni sistemi elettronici di sicurezza.
L’obiettivo degli inquirenti è ora identificare i componenti del gruppo e stabilire se la Stelvio sia stata impiegata anche in altri episodi.
La rapina nell’agriturismo Ca’ Fenile
Il colpo più grave attribuito alla banda è quello avvenuto nell’abitazione di Massimo Rizzi, titolare dell’agriturismo Ca’ Fenile. Durante la rapina, l’intera famiglia sarebbe stata sorpresa nel sonno e trattenuta dai malviventi mentre veniva messo a segno il furto.
Secondo il racconto dell’imprenditore, intorno alle 2.30 tre uomini con il volto coperto sarebbero entrati nella casa passando da una finestra lasciata aperta a causa del caldo.
Rizzi sarebbe stato svegliato dai rapinatori e immobilizzato, mentre i banditi insistevano per conoscere il luogo in cui erano custoditi i soldi.
Le due bambine più piccole, di 3 e 5 anni, dormivano in un’altra stanza, mentre la moglie e la figlia maggiore si trovavano in un’altra camera. Dopo essersi accorte della presenza dei rapinatori, sarebbero state coinvolte nella drammatica situazione.
La reazione della figlia e la fuga dei banditi
Durante l’aggressione, la figlia maggiore sarebbe riuscita a liberarsi dalla presa di uno dei malviventi. Vedendo il padre immobilizzato e aggredito dagli altri due uomini, avrebbe tentato un gesto disperato, avvicinandosi ai rapinatori e chiedendo loro di fermarsi.
Il tentativo, però, non avrebbe fermato la banda, che avrebbe continuato a cercare denaro e oggetti di valore.
Alla fine i malviventi si sarebbero impossessati di diversi beni: una catenina, un orologio, la fede nuziale dell’uomo, l’incasso del fine settimana dell’agriturismo e due Rolex.
Il valore complessivo del bottino è stato stimato intorno ai 50mila euro.
Prima della fuga, i rapinatori avrebbero chiuso Rizzi, la moglie e la figlia maggiore all’interno del bagno, danneggiando anche alcuni elementi dell’abitazione e i collegamenti dell’impianto di videosorveglianza, del telefono e della rete Wi-Fi.
La richiesta di aiuto sarebbe stata possibile grazie all’intervento di un ospite della struttura, che ha permesso alla famiglia di mettersi in contatto con l’esterno.
Le indagini proseguono
Nell’aggressione il titolare dell’agriturismo avrebbe riportato la frattura di due costole e altre lesioni. Dopo il colpo, gli investigatori hanno avviato una complessa attività per ricostruire il percorso della banda.
Gli accertamenti riguardano sia la rapina di Alzano Lombardo sia gli altri episodi associati alla Stelvio nera. Saranno analizzati eventuali collegamenti tra i diversi raid e raccolti nuovi elementi utili all’identificazione dei responsabili.
La caccia alla banda prosegue con l’obiettivo di ricostruire una rete di colpi che potrebbe aver interessato diverse province lombarde.
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