Bancarotta fraudolenta, la Procura chiede il processo per Cristian e Massimo Vitali

L’inchiesta sul fallimento di Vita srl arriva davanti al giudice: udienza preliminare fissata il 26 novembre. La ricostruzione dei fatti e le contestazioni ai due fratelli

La richiesta di rinvio a giudizio

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i fratelli Cristian Vitali e Massimo Vitali nell’ambito dell’indagine per l’ipotesi di bancarotta fraudolenta legata al fallimento della società Vita srl. Il tribunale ha fissato l’udienza preliminare per il 26 novembre.

L’inchiesta era nata dopo la dichiarazione di liquidazione giudiziale della società Vita srl, avvenuta nel giugno 2023 da parte del tribunale di Bergamo. Secondo l’accusa, la società sarebbe stata oggetto di una scissione con il trasferimento di una parte del patrimonio alla Expand srl.

I debiti della società Vita erano stati successivamente saldati integralmente dalla Expand, ma per la Procura restava centrale l’ipotesi che i libri e le scritture contabili fossero stati conservati in maniera tale da impedire la corretta ricostruzione del patrimonio e degli affari societari.

Le contestazioni ai fratelli Vitali

Nel registro degli indagati erano stati iscritti Cristian Vitali e Massimo Vitali. Il primo è stato indicato dalla Procura come socio unico e amministratore unico di Vita srl dall’8 agosto 2014 al 19 settembre 2016, oltre a essere considerato amministratore di fatto anche dopo tale periodo.

Il fratello Massimo Vitali, invece, è stato coinvolto in qualità di presidente di Vitali spa e ritenuto gestore di fatto della società Vita.

Il sequestro da 50 milioni di euro

Nel corso dell’indagine, a luglio dello scorso anno, il gip del tribunale di Bergamo aveva disposto il sequestro impeditivo, con la nomina di un custode giudiziario, delle partecipazioni societarie per un valore complessivo di 50 milioni di euro.

Le quote sequestrate erano detenute da Cristian Vitali e Massimo Vitali nelle società Expand srl e Vitali spa. La difesa aveva però precisato che Vitali spa non aveva collegamenti con Vita e non esercitava alcun controllo su Vita o Expand.

La revoca del provvedimento dopo il confronto con le difese

Il 26 settembre, dopo alcuni confronti definiti «positivi» tra piazza Dante e le difese, la Procura aveva accolto la richiesta di revoca del sequestro.

La decisione era arrivata attraverso la condivisione di alcune misure finalizzate ad aumentare i controlli interni nelle società coinvolte. In particolare, all’interno di Vitali spa ed Expand srl erano state ridefinite alcune cariche degli organi societari.

Secondo la Procura, la riorganizzazione avrebbe rappresentato un elemento capace di garantire maggiore efficienza e un controllo più efficace sulla gestione aziendale.

Le nuove misure di controllo societario

Nella nota diffusa dalla Procura, era stato spiegato che la richiesta di revoca del sequestro era stata accolta «al termine del proficuo confronto con le difese», attraverso la condivisione delle «misure proposte tese a implementare sia i sistemi di compliance interni sia le governance societarie».

Nel dettaglio, era stato «rinnovato il collegio sindacale e istituito un comitato interno per Vitali spa e un organo di vigilanza per Expand srl».

La posizione del Gruppo Vitali

Dopo la revoca del sequestro, il Gruppo Vitali aveva diffuso una nota nella quale dichiarava:

«Il provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Bergamo riafferma la completa estraneità del Gruppi Vitali spa dalla vicenda in oggetto. Le attività aziendali proseguono – senza rallentamento – nel pieno rispetto del piano industriale varato dal gruppo per il periodo 2025-2029».

La chiusura delle indagini e il prossimo passaggio giudiziario

L’indagine sull’ipotesi di bancarotta fraudolenta è proseguita anche dopo la revoca del sequestro. Dopo la chiusura delle indagini, è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per i due fratelli Vitali.

Il procedimento entrerà ora nella fase dell’udienza preliminare fissata per il 26 novembre.

Redazione

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