L’Alta Val Brembana continua a fare i conti con la fragilità del proprio territorio. Dopo l’ondata di maltempo del 20 agosto, nei Comuni più colpiti si lavora ancora alla valutazione dei danni, mentre torna al centro del dibattito politico il tema della prevenzione contro il dissesto idrogeologico.
In pochi giorni piogge intense hanno provocato frane, smottamenti e disagi alla viabilità, riportando l’attenzione su un problema che da anni interessa le aree montane bergamasche.
A Branzi il sindaco Angelo Rossi ha effettuato un sopralluogo in elicottero fino a circa 1.800 metri di quota per verificare le condizioni dei versanti. Dall’alto sono emersi segnali di movimento del terreno, con crepe nei boschi e aree interessate da smottamenti, mentre il torrente Pezzoldo risultava ancora carico di detriti e acqua torbida a distanza di giorni dall’evento.
La situazione osservata in quota non sarebbe paragonabile alla frana arrivata a valle nei giorni precedenti, quando oltre 190 millimetri di pioggia caduti in poche ore avevano provocato il cedimento di una scarpata sulla strada provinciale e lo spostamento di alcune auto parcheggiate. Tuttavia, secondo gli amministratori, conferma la necessità di interventi continui sul territorio.
Sette milioni investiti in cinque anni, ma il problema resta aperto
L’Alta Val Brembana vive da tempo una condizione di vulnerabilità. Dal 2022 nei cinque Comuni maggiormente interessati dagli ultimi eventi – Isola di Fondra, Branzi, Valleve, Carona e Foppolo – sono stati investiti circa 7 milioni di euro per opere di difesa del suolo.
Le risorse, arrivate soprattutto da Regione Lombardia e Ministeri, sono state utilizzate in molti casi per interventi legati alle emergenze. Una modalità che, secondo diversi rappresentanti politici, non permette però di affrontare in modo definitivo una situazione strutturale.
Il nodo principale riguarda proprio il modello di gestione: spesso le opere vengono finanziate dopo il verificarsi dei danni, quando la frana è già arrivata e i territori hanno già subito le conseguenze.
Il dissesto idrogeologico, secondo amministratori e consiglieri regionali, dovrebbe diventare una priorità permanente e non un tema affrontato soltanto nelle fasi di emergenza.
La richiesta di maggiori risorse per la prevenzione
Sul tema è intervenuto Jonathan Lobati, consigliere regionale di Forza Italia e presidente della Commissione Territorio, secondo cui servirebbe un cambio di approccio.
A suo giudizio, gli investimenti realizzati negli ultimi anni rappresentano uno sforzo importante, ma non sufficiente rispetto alla dimensione del problema. La proposta è quella di creare un fondo annuale stabile dedicato alla prevenzione del rischio idrogeologico.
Anche Davide Casati, consigliere regionale del Partito Democratico, sottolinea la necessità di concentrare maggiormente le risorse sulla prevenzione. Secondo il consigliere, gli interventi realizzati non possono essere considerati sufficienti se il territorio continua a essere affrontato solo attraverso soluzioni temporanee dopo gli eventi calamitosi.
Il cambiamento climatico, con fenomeni meteorologici sempre più intensi e frequenti, avrebbe reso ancora più evidente la necessità di opere strutturali e programmate.
Stato d’emergenza e ostacoli burocratici
Mentre i Comuni stanno completando la raccolta dei dati sui danni, la prima stima complessiva si aggira intorno ai 20 milioni di euro. Regione Lombardia ha chiesto al governo il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale, uno strumento che consentirebbe procedure più rapide e maggiore disponibilità di fondi.
Il rischio, però, è quello di continuare a intervenire soltanto quando il danno è già avvenuto. Secondo Jacopo Scandella, consigliere regionale del Pd, gli eventi estremi non possono più essere considerati episodi eccezionali, ma fenomeni ricorrenti che richiedono una pianificazione stabile.
Un altro problema riguarda la struttura amministrativa dei piccoli Comuni montani. Molti enti locali coinvolti contano poche centinaia di abitanti e dispongono di personale limitato, ma devono affrontare procedure burocratiche complesse simili a quelle dei Comuni più grandi.
La richiesta è quindi anche quella di introdurre norme più semplici e garantire supporto tecnico agli enti più piccoli, spesso privi delle competenze necessarie per gestire grandi interventi di messa in sicurezza.
A Branzi pronti nuovi cantieri
Nonostante le difficoltà, alcuni interventi sono in fase di avvio. A Branzi sono previsti due cantieri finanziati dal Ministero nel gennaio 2025 per un valore complessivo superiore a 1,8 milioni di euro.
Il primo riguarda la mitigazione del rischio nella conoide del torrente Pezzoldo, con un investimento di circa 950 mila euro. Il secondo interessa la protezione del centro abitato nella zona di Caprini, per un valore vicino ai 900 mila euro.
Il sindaco Angelo Rossi ha spiegato che il primo intervento è nella fase di appalto, mentre per il secondo la gara è stata assegnata e la consegna del cantiere dovrebbe avvenire a breve.
Nel frattempo, resta aperto il confronto sulle strategie future. Tra le proposte avanzate c’è anche quella di coinvolgere le grandi aziende concessionarie dei canoni idroelettrici nella manutenzione degli alvei dei fiumi.
La sfida dell’Alta Val Brembana è quindi passare dalla logica dell’emergenza a quella della prevenzione, con investimenti continui capaci di proteggere un territorio tanto fragile quanto strategico per la montagna lombarda.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.